Israele, Olmert verso le dimissioni Il premier nella bufera dà l'addio: «Lascerò l'incarico con dignità»
Il primo ministro israeliano Ehud Olmert
GERUSALEMME Ehud Olmert non si candiderà alle primarie di Kadima, il suo partito, alla fine del mandato. Lo ha annunciato lo stesso primo ministro israeliano in un discorso pubblico a Gerusalemme, confermando le indiscrezioni degli analisti e di fatto indicando così la fine della sua carriera politica. Olmert ha aggiunto che lascerà la carica di primo ministro «in modo dignitoso», e non appena sarà eletto il nuovo leader del partito, «darò le dimissioni per consentire la formazione in maniera rapida di un nuovo governo». Olmert ha ribadito la sua innocenza nello scandalo finanziario che lo circonda attualmente, aggiungendo che il futuro gli darà ragione.
L’annuncio di Olmert, sottolinea l’Associated Press, potrebbe bloccare le iniziative di pace in Medio Oriente sostenute dagli Stati Uniti. Il primo ministro ha parlato alla popolazione alla tv e alla radio. «Lascerò il mio incarico», ha aggiunto, lasciando campo libero al suo successore per formare un governo. Olmert è oggetto di diverse indagini per corruzione. Ha negato ogni illecito ma ha promesso che in caso di incriminazione si dimetterà. La sua decisione di non candidarsi alle primarie di Kadima del 17 settembre mette in movimento il processo per scegliere un nuovo primo ministro. Se il suo successore come leader di Kadima riuscisse a formare una coalizione, Israele potrebbe avere un nuovo governo a ottobre. In caso contrario, la campagna elettorale potrebbe protrarsi per diversi mesi.
Ancora un attentato. Di nuovo con un bulldozer. Fortunatamente stavolta non ci sono morti ma "solo" feriti. Vediamo due servizi di Sky TG24, a cura del corrispondente Renato Coen.
Ecco le cose che mi fanno veramente arrabbiare: un soldato israeliano ha sparato ad un manifestante palestinese con proiettili di gomma. Il fatto non desterebbe scalpore se questo non fosse stato prima legato, risultando dunque inoffensivo. La vittima è fortunatamente rimasta solo lievemente ferita, ma che senso aveva sparargli? Non era meglio evitare per non fomentare ulteriori polemiche e strumentalizzazioni?
La causa israeliana purtroppo spesso viene deformata da episodi di questo genere: il diritto di difendersi dello Stato ebraico, a mio avviso, è sacrosanto, ma episodi simili aiutano solo i denigratori ad avere argomentazioni per difendere l'operato di Hamas e compari. Argomentazioni secondo me superflue in quanto il gesto, pur essendo vergognoso, è un atto isolato e non un ordine impartito dal governo o da qualche superiore; estenderlo a tutto l'esercito israeliano mi pare un'autentica strumentalizzazione.
Ad ogni modo, ecco il servizio di Sky TG24 sulla vicenda.
Cosa vi viene da pensare immediatamente, di istinto, guardando queste tre foto?
Se volete provo ad indovinare: "gli israeliani sfruttano i bambini per fare la guerra"; oppure "gli israeliani inculcano l'odio nei confronti del palestinesi ai bambini sin da quando sono piccoli".
E' proprio questo che un utente di Metaforum.it ha cercato di fare: cercare di far sì che la gente pensasse una cosa del genere. In realtà le cose sono ben diverse, ma è impossibile capirlo senza sapere cosa ritraggono realmente queste immagini. I fautori della propaganda fanno esattamente questo: mostrano scene d'effetto senza specificare cosa realmente significano.
Dopo che ne ho fatto espressa richiesta infatti l'utente in questione (nickname: Ezra) ha cercato le didascalie delle foto e ha trovato il seguente testo:
Israeli children play with a rifle as they visit an Israeli army weapons exhibition in the Gush Ezion settlements area on May 8, 2008 during celebrations for the 60th anniversary of Israel's creation. Israel today threw a huge birthday bash to celebrate 60 tumultuous years during which the Jewish state made great strides forward but failed to achieve peace with its neighbours.
Fonte: DayLife.com, immagini AFP/Getty Images (LINK 1 e LINK 2)
Traduzione Bambini israeliani giocano con un fucile durante la loro visita ad una esibizione di armi dell'esercito israeliano nell'insediamento di Gush Ezion l'8 maggio 2008 durante le celebrazioni del 60esimo anniversario della nascita di Israele. [...]
Insomma, niente di scandaloso. I bambini ritratti dalle foto non erano usati in battaglia, nè erano sottoposti ad una esercitazione: semplicemente stavano giocando. E ora non mi si venga a dire "in questo modo si insegna l'odio a quei bambini", come se fosse mostruoso che bambini giochino con armi completamente inoffensive.
Ricordatevi sempre: non giudicate mai le foto di primo acchitto; informatevi bene sul cosa ritraggono, chi le ha scattate e per conto di chi, cercate di scorgere eventuali strumentalizzazioni e solo dopo traetene le vostre conclusioni personali.
Speciale di Sky TG24 a cura di Renato Coen. Un viaggio tra ebrei ed arabi israeliani, tra integrazione e fanatismo, tra modernità e tradizioni religiose.
Il servizio è andato in onda il 20/07/2008 e l'ho trovato molto interessante e ben fatto: guardatelo!
Festa in Libano, tristezza in Israele Israele-Hezbollah, scambio di prigionieri. Morti i due militari israeliani catturati il 12 luglio 2006
Beirut – Il Libano si è fermato oggi per accogliere il ritorno di cinque combattenti libanesi di cui Israele ha accettato "a malincuore" lo scambio con i resti di due soldati israeliani catturati il 12 luglio 2006 dai guerriglieri Hezbollah con un raid oltre confine, e la cui morte è stata confermata solo questa mattina. Il movimento sciita Hezbollah aveva infatti fino ad oggi rifiutato di rilasciare qualsiasi dettaglio sulla loro sorte, che è stata rivelata solo quando l'emittente Tv al Manar dello stesso Hezbollah ha mostrato le immagini di due casse nere contenti i resti dei due soldati: Ehud Goldwasser e Eldav Regev. "Hezbollah ha trasformato la consegna dei cadaveri in uno show televisivo", ha subito esclamato con indignazione un commentatore della televisione commerciale israeliana Canale 10.
Il dolore delle famiglie dei 2 militari israeliani - La cattura di Ehud Goldwasser e Eldav Regev, nel corso della quale vennero uccisi anche altri otto soldati israeliani, dette l'avvio ad un'offensiva israeliana contro i guerriglieri Hezbollah, andata avanti per 34 giorni e costata la vita a 1.200 libanesi e 160 israeliani. Le famiglie Goldwasser e Regev hanno reagito con strazio alla vista delle bare dei loro congiunti, mostrate in diretta da al Manar mentre venivano trasportate in Israele dalla Croce Rossa internazionale. Oltre confine, sui resti dei due soldati, definiti "molto deteriorati", vengono compiuti gli esami necessari per accertarne l'identità e procedere così alla seconda fase dello scambio, che prevede da parte israeliana, oltre alla liberazione dei cinque prigionieri, anche la restituzione dei resti di 199 combattenti libanesi e palestinesi uccisi in scontri a fuoco con le forze di sicurezza israeliane nel corso di decenni.
Da quando i due soldati furono rapiti il 12 luglio 2006, nel raid che poi scatenò la guerra con il Libano, il partito Hezbollah non aveva mai dato notizie certe sulla sorte dei sequestrati. Malgrado i servizi israeliani fossero recentemente giunti alla conclusione che erano morti, i familiari avevano conservato fino all'ultimo un barlume di speranza di riabbracciarli vivi. Se Nasrallah, Segretario Generale del partito e movimento politico sciita libanese Hezbollah, considera "un gran risultato" l'averci tenuto all'oscuro per tanti anni, "allora mi fanno pena lui e il popolo libanese", commentava stamattina sul sito Ynet news Shlomo Goldwasser, il padre di Ehud, prima dell'arrivo delle bare. "Hanno perso 800 uomini e la loro intera economia e per cosa? Per qualcuno che ha ucciso una bimba di quattro anni? Come possono chiamarlo un eroe? E' solo un bastardo", ha proseguito l'uomo, riferendosi alla guerra in Libano e alla liberazione del terrorista Samir Quntar.
Israele - Tra i cinque prigionieri che Israele ha deciso di liberare c’è infatti un druso di 46 anni, Samir Quntar, che non ha mai fatto parte di Hezbollah e che è stato condannato da un tribunale israeliano al carcere a vita perché riconosciuto colpevole di aver ucciso tre persone, tra cui una bimba di quattro anni, in un attacco nel 1979 contro la cittadina costiera di Naharya, nel nord di Israele. Gli altri quattro sono miliziani Hezbollah catturati dalle forze israeliane nella guerra del 2006. Il movimento Hezbollah, che giudica lo scambio come "una ammissione di sconfitta" da parte di Israele e che per la stampa di Beirut "riunisce i libanesi", si prepara a tributare ai cinque combattenti un'accoglienza da "eroi", con cerimonie, bandiere e archi di trionfo. "Quntar è un assassino spregevole che quando aveva 16 anni fracassò il cranio ad una bimba israeliana" ha detto il portavoce militare di Israele Avi Benayahu, che riferendosi alle celebrazioni in suo onore organizzate dai libanesi, ha sprezzantemente commentato: "Qualcuno in Libano vede in lui un eroe. Povero quel popolo che si vanta di 'eroi' del genere”.
L'ho già detto e lo ripeto: è una vergogna festeggiare la liberazione anticipata di un assassino e definirlo addirittura eroe per aver commesso un delitto efferato contro civili inermi. Perché, lo ricordo, non si è reso protagonista di un'ammirevole azione di guerra contro l'esercito nemico, non è stato un grande ammiraglio, non fatto niente di influente per il suo paese; ha semplicemente trucidato una famiglia intera ed in particolare ha ucciso una bambina di soli quattro anni fracassandole il cranio con il calcio del fucile.
Un simile cane rognoso (con tutto il rispetto per i cani) non può essere considerato eroe nazionale: il Libano intero invece lo sta festeggiando. Guardate il video qui accanto, tratto da Al Jazeera e pubblicato su YouTube: possibile che tutta questa gente festeggi la liberazione di un assassino?
Direi che si tratta di una vera vergogna nazionale. Senza mezzi termini. Soprattutto alla luce delle sue nuove dichiarazioni, tratte dal sito dell'agenzia ASCA.
M.O.: EX PRIGIONIERO LIBANESE, NON SONO PENTITO DI OMICIDI IN ISRAELE
(ASCA-AFP) - Aabey, 17 lug - Samir Kantar, il prigioniero libanese con la condanna piu' lunga rilasciato da Israele nello scambio di prigionieri con Hezbollah, ha dichiarato di non essere pentito degli omicidi per i quali e' stato condannato.
''Non sono assolutamente pentito'', ha detto all'Afp al suo arrivo alla casa di famiglia nel villaggio druso di Aabey, a sudest di Beirut. ''Anzi, resto delle mie idee politiche''.
Kantar, 46 anni il 22 luglio, aveva appena 17 anni quando venne condannato a cinque ergastoli per un triplice omicidio nel 1979, uno dei piu' noti attacchi nella storia di Israele.
L'ex prigioniero era stato condannato per l'omicidio di un agente di polizia, un civile e un bambino di 4 anni ucciso con il calcio del fucile.
''Provo una grande gioia perche' sono tornato nelle fila della resistenza e dalla mia famiglia'', ha aggiunto Kantar al suo arrivo a casa, dove e' stato accolto come un eroe.
Oggi esce di galera, col ricatto, uno spietato infanticida mai pentito
Per quasi trent’anni non era stata autorizzata la pubblicazione del contenuto completo del dossier Samir Kuntar (File No. 578/79) depositato negli archivi del tribunale di Haifa. Ora, alla vigilia della prevista scarcerazione di Kuntar, accogliendo la richiesta del quotidiano israeliano Yediot Aharonot il tribunale ha autorizzato la visione della deposizione di Kuntar, delle numerose prove, di altre testimonianze e del testo completo dell’atto di incriminazione e della sentenza. Finora questo materiale era coperto da segreto e nelle poche occasioni in cui era uscito dagli archivi, era stato accompagnato da una scorta armata. Lunedì scorso il giudice Ron Shapira ha autorizzato la pubblicazione di tutto il contenuto del dossier, ad eccezione della testimonianza di una sola persona. Il giudice ha anche chiesto di non pubblicare i referti anatomopatologici né altri dettagli che possano ledere la memoria delle vittime. “Non vedo ragione di limitare l’accesso all’atto di incriminazione e al verdetto – ha spiegato il giudice, respingendo la richiesta del pubblico ministero – E’ fuor di dubbio che la questione della scarcerazione di Kuntar, e dunque anche le circostanze della sua detenzione, sono argomenti di profondo interesse pubblico. Pertanto sono convinto che la richiesta del quotidiano sia giustificata”.
Samir Kuntar, druso libanese, aveva 17 anni quando guidò un commando terroristico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). Da allora non ha mai espresso alcun rimorso per aver ucciso Einat Haran (4 anni), il padre Danny Haran (32 anni) e l’agente di polizia Eliyahu Shahar (24 anni). Kuntar e Ahmed Assad Abras, l’altro membro del commando sopravvissuto all’attentato, vennero condannati a cinque ergastoli più 47 anni di carcere. Durante l’attentato, che avvenne a Nahariya il 22 aprile 1979, morì anche Yael Haran (2 anni) mentre si nascondeva con la madre Smadar per sfuggire ai terroristi. Salvo ritardi dell’ultimo momento nell’applicazione del recente accordo di scambio con Hezbollah, mercoledì mattina Kuntar saluterà i suoi compagni della cella 33, ala 3, del carcere di Hadarim, verrà trasportato al valico di frontiera di Rosh Hanikra fra Israele e Libano e potrà festeggiare il suo 46esimo compleanno a casa sua, nel villaggio di Aabey, vicino all’aeroporto di Beirut.
La notte del 22 aprile 1979 Kuntar e i suoi complici partirono dal Libano su un gommone e sbarcarono sulla spiaggia di Nahariya. Qui spararono a un’auto di pattuglia della polizia uccidendo l’agente Eliyahu Shahar. Proseguendo, fecero irruzione nel vicino appartamento della famiglia Haran, al 61 di Via Jabotinsky, e trascinarono sulla spiaggia Danny e la figlia Einat di 4 anni. Smadar e l’altra figlia, Yael, di 2 anni, si nascosero acquattandosi in un soppalco dove Yael morì inavvertitamente soffocata dalla madre che cercava disperatamente di impedirle di gridare per non essere scoperte dai terroristi. Intanto sulla spiaggia, mentre si svolgeva uno scontro a fuoco con le sopraggiunte forze di sicurezza, Kuntar sparava a bruciapelo nella schiena a Danny e uccideva anche la figlia Einat. Nell’azione morirono anche due terroristi, mentre Kuntar e Abras venivano arrestati e processati.
Immediatamente dopo l’arresto, all’udienza per la conferma del suo stato di detenzione, Kuntar ammise d’aver ucciso la piccola Einat colpendola ripetutamente sulla testa col calcio della sua arma. Successivamente, invece, durante la deposizione davanti alla Corte, Kuntar ritrattò la confessione. “Arrivai sulla spiaggia di Nahariya alle 2.30 del mattino – dichiarò il 6 gennaio 1980 – Legammo la nostra imbarcazione alle rocce. Avevamo istruzione di non aprire il fuoco, prendere degli ostaggi e portarli con noi in Libano. Io ero al comando della cellula. Avevo deciso di bussare alla porta di una delle case. Majeed ed io camminammo verso l’edificio. Gli dissi di suonare il campanello ma di non parlare perché avevo deciso di parlare in inglese con quelli che ci abitavano. Quando arrivammo, Majeed suonò a uno degli appartamenti e parlò in arabo alla donna, e quella risposte in ebraico. Fu un errore e la donna non aprì la porta. In quel momento sentii il suono di un’auto che si avvicinava e si fermava… Feci fuoco e poi entrammo in uno degli appartamenti da dove tirammo fuori un uomo e la sua ragazzina per portarli via con noi. Decisi che avremmo dovuto portare con noi anche la ragazzina per garantirci di restare vivi, per poi restituirli dal Libano attraverso la Croce Rossa. Mentre eravamo con loro ci furono degli spari verso di noi… Esplosi alcune raffiche verso quella gente con il mio Kalashnikov e colpii uno di loro che cadde a terra. Quando vidi che il gommone era stato colpito… cercammo di ritirarci via terra e sfuggire al fuoco verso di noi… I soldati lanciarono un attacco contro di noi… Volevo trovare un modo per dir loro di smettere di spararci perché l’unico nostro obiettivo era portare in Libano gli ostaggi. Ma non avevo un megafono… Fui colpito da cinque proiettili”.
Kuntar proseguì la deposizione al processo sostenendo che Danny Haran sarebbe stato colpito dagli stessi soldati israeliani durante lo scontro a fuoco. “Io – aggiunse – perdevo molto sangue e svenni. Non so cos’altro sia accaduto fino quando mi sono svegliato e mi sono ritrovato nelle mani dei soldati. Non ho fatto nulla alla ragazzina e non ho visto come sia morta”.
Tra le varie testimonianze dell’accusa, il testimone n. 4 ha invece raccontato alla Corte d’aver visto molto bene Danny Haran in piedi che gridava “Non sparate, c’è qui la mia bambina” e subito dopo Kuntar che gli sparava nella schiena. Al processo ha testimoniato anche il medico legale che ha accertato che la morte di Einat è stata direttamente causata da colpi inferti con un oggetto smussato come un bastone o il calcio di un fucile.
Le udienze in tribunale furono quasi insopportabili per la madre, Smadar Haran, unica sopravvissuta della famiglia. Durante una delle sedute, mentre la difesa di Kuntar cercava di sostenere che il suo assistito era stato maltrattato in carcere, Smadar mormorò qualcosa all’indirizzo dei due imputati obbligando la Corte a chiederle di scusarsi. Smadar decise di abbandonare l’aula del tribunale, ma si rifiutò di porgere le sue scuse.
Il giorno della lettura della sentenza Smadar Haran sedeva con il capo chino, piegata dal dolore. La madre dell’agente ammazzato Eliyahu Shahar, che non aveva perso neanche una udienza, non era invece presente: il suo cuore aveva ceduto quattro giorni prima. Kuntar, stando al resoconto pubblicato allora da Yediot Aharonot, sembrava quasi divertito.
“Samir Kuntar – scrissero i giudici nella sentenza, sulla base di molte prove e testimonianze – si avvicinò a Einat Haran e la colpì due volte sulla testa con il calcio del suo fucile, con l’intenzione di ucciderla. Anche l’altro imputato le colpì la testa con forza. A causa dei colpi, Einat subì fratture al cranio e danni fatali al cervello, che ne provocarono la morte. Costoro assassinarono a sangue freddo gli ostaggi, una padre indifeso e la sua piccola figlia”. E aggiunsero: “Con questi atti, gli imputati hanno toccato bassezze morali senza precedenti… un gesto senza eguali di diabolica malvagità … la pena che intendiamo infliggere non corrisponde neanche lontanamente alla brutalità delle loro azioni…”.
Successivamente il governo israeliano stabilì che la scarcerazione di Kuntar, nel frattempo diplomatosi in scienze sociali durante la detenzione in Israele, sarebbe stata usata come moneta di scambio nell’affare Ron Arad (l’aviatore israeliano caduto vivo nella mani di terroristi jihadisti libanesi nel 1986, “venduto” da un’organizzazione terroristica all’altra, e del quale da tempo non si sa più nulla). Quattro anni fa, durante le trattative per ottenere la restituzione del faccendiere Elhanan Tannenbaum, sequestrato da Hezbollah, e delle spoglie di tre soldati israeliani catturati e uccisi da Hezbollah al Monte Dov nel 2000 (sotto gli occhi dei soldati Onu), Israele accettò di scarcerare Kuntar in cambio di informazioni precise sulla sorte di Ron Arad. Non avendo ricevuto nessuna informazione, Kuntar restò in carcere.
Due settimane fa, Smadar Haran ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha detto che non si oppone allo scambio con Hezbollah per la restituzione degli ostaggi Eldad Regev e Ehud Goldwasser (sequestrati nel luglio 2006 in territorio israeliano) e per informazioni su Ron Arad.
Ora, in ottemperanza dell’accordo (o meglio,del ricatto) accettato, Israele si appresta a rimettere in libertà l’assassino e infanticida Samir Kunter senza neanche sapere se Regev e Goldwasser siano vivi o morti, e senza aver avuto nessuna vera informazione sulla sorte di Ron Arad.
Scrive il Jerusalem Post: In Libano fervono i preparativi per celebrare il ritorno di Samir Kuntar, condannato a più ergastoli in Israele per aver commesso uno dei più atroci attentati terroristici nella storia del paese. La sua scarcerazione è prevista per mercoledì mattina, in cambio degli ostaggi Ehud Goldwasser ed Eldad Regev, sequestrati da Hezbollah su suolo israeliano il 12 luglio 2006. La popolazione e il governo libanese e tutti gli altri nel mondo arabo, compresi molti palestinesi, che sono così felici per la scarcerazione di Kuntar farebbero meglio a domandarsi se un tale mostro meriti tanta glorificazione. È questo il tipo di uomo che eleggono a loro idolo? Se è così, questo non ci dice forse qualcosa su chi festeggia? Kuntar non ha mai espresso il minimo rimorso. Anzi, stando al quotidiano dell’Autorità Palestinese al-Hayat al-Jadida, pochi mesi fa ha scritto una lettera a Nasrallah in cui giura solennemente di non aver alcuna intenzione abbandonare la jihad contro Israele. Per inciso, il giornale palestinese accompagna il testo della lettera con un articolo in cui Kuntar viene definito “un raggio di luce” e un “autentico modello di comportamento”. Forse Kuntar e i suoi fan dovrebbero leggere l’agghiacciante racconto di Smadar Haran Kaiser (oggi risposata e con due bambini): “Non dimenticherò mai la gioia e l’odio nelle voci degli uomini di Kuntar mentre si aggiravano per la casa dandoci la caccia, sparando coi mitra e gettando granate – scrisse in un articolo sul Washington Post – Se sottolineo la gioia e l’odio nelle loro voci è per un motivo: per chiunque abbia una sensibilità normale è difficile comprendere come qualcuno possa provare gioia e odio mentre sfonda la testa di una bambina di quattro anni. Che genere di patologia può portare una società intera a celebrare tanta malvagità?”
Ecco il dossier (in inglese) su Samir Kuntar tratto dal sito del ministero per gli affari esteri israeliano.
The Kuntar File, Exposed - Yediot Aharonot - by Nir Gontarz
After almost 30 years of being classified, File No. 578/79 has been granted permission for publication: the murderer's testimony, the shots in Danny Haran's back and the death blow to toddler Einat's head. (Translated and reprinted with permission)
Evidence from the pathologist's report (Photo courtesy Doron Golan)
For almost 30 years the Samir Kuntar file has sat in the district courthouse archives in Haifa. Its contents were never authorized for publication. Until yesterday. Right before his expected release in two days' time, the court acceded to Yediot Aharonot's request and allowed Kuntar's testimony, copies of the copious evidence and other testimonies in the file, the indictment and the judges' verdict, to be perused...
Besides the Pardons Department, no one has ever read the file - which was considered top secret by court administrators. On the few occasions that it was removed from the archives, it was accompanied by an armed security officer. Being a classified security file, the contents of File No. 578/79 had never been released for publication. Due to the obvious public interest, Justice Ron Shapira has permitted publication of everything in the file except one person's testimony. The judge also asked not to publish the pathological reports or any other detail that could harm the memory of the victims.
"I saw no reason to restrict access to the indictment and the sentence [as demanded by the prosecutors' office - N.G.]," explained the judge. "No one disputes that the matter of Kuntar's release and therefore the circumstances of his detention are subjects of public interest. I'm certain that the newspaper's request is justified."
Kuntar, a Lebanese Druze, was 17 when he commanded the terrorist cell of the Popular Front for the National Liberation of Palestine. He has never expressed remorse for killing Einat (age 4) and Danny (age 32) Haran and the police officer Eliyahu Shahar (age 24). He and the other surviving cell member, Ahmed Assad Abras, were sentenced to five life terms and another 47 years of imprisonment. In the Nahariya terror attack on April 22, 1979, Yael Haran (age 2) was also killed while hiding from the terrorists with her mother Smadar Haran.
"I Did Not Kill" Kuntar was supposed to rot in jail until his dying day, but barring further delays in the deal with Hizbullah, on Wednesday morning he will say goodbye to his cellmates in Cell 33, Wing 3, in Hadarim Prison, be transported to the Rosh Hanikra border crossing, and celebrate his 46th birthday at home in the village of Aabey near the Beirut airport.
On the night of April 22, 1979, Kuntar and his accomplices sailed from Lebanon in a rubber dinghy and landed on the Nahariya beach. They shot at a police car, killing officer Eliyahu Shahar. Moving on, they broke into the nearby Haran family apartment at 61 Jabotinsky Street, and dragged Danny and four-year-old Einat to the beach. Smadar and two-year-old Yael hid in the attic, where Yael suffocated to death as her mother tried to keep her quiet - so the terrorists would not find them.
Rubber dinghy used by Kuntar and his accomplices (Photo courtesy Doron Golan)
On the beach, during an exchange of fire with security forces, Kuntar shot Danny in the back at close range and murdered Einat as well. Two of his fellow terror cell members were killed; Kuntar and Abras survived and were put on trial.
Immediately following his capture, when his remand was extended, Kuntar confessed that he had bludgeoned Einat to death with the butt of his rifle. Later, however, when testifying in court, Kuntar denied the charges. "I reached Nahariya beach at 2:30 in the morning," he testified on January 6, 1980. "We tied our boat to a rock. We had instructions to avoid opening fire, to take hostages and bring them to Lebanon. I was commander of the cell. I planned to knock on the door at one of the houses. Majeed and I walked towards the building. I told him to ring the bell but not to speak, because I planned to speak English with the people living there. When we went in, Majeed buzzed one of the apartments, and Majeed spoke to the woman in Arabic and she answered him in Hebrew. He made a mistake and she didn't open the door.
Evidence from the pathologist's report showing Einat Haran's brain tissue on the butt of Kuntar's rifle - Click to enlarge (Photo courtesy Doron Golan)
"I then heard the sound of a car driving up and stopping... I opened fire, then we went up to one of the apartments, where we pulled out a man and a girl so we could take them with us. I decided we should take the girl with us to ensure we'd stay alive, and then return her from Lebanon to Israel via the Red Cross.
"While we were with them, shots were fired at us... I shot some rounds at those people with my Kalashnikov rifle and hit one of them; he went down. When I saw the boat had been hit... we tried to retreat by land and escape the gunfire coming our way... Tthe army began an assault on us... I wanted to find a way to tell them to stop shooting at us, because our whole objective was to take hostages to Lebanon. But I didn't have a megaphone... I was hit by five bullets. Then [Danny] Haran got to his feet and signaled to the army forces with his hand to stop them from firing. He was hit by the bullets being shot at him by the soldiers. The five bullets that hit me struck sensitive places, so I lost a lot of blood and passed out. I didn't know what else was happening with me until I woke up in the morning and found myself in the military's hands. I didn't hurt the girl at all and I didn't see how she met her death."
However, in court, prosecution witness no. 4 testified that he saw Danny Haran stand up and shout, "Cease your fire, don't shoot. My little girl is here." Immediately thereafter he saw Danny shot by Kuntar. Testimony was also given in court by a doctor who ruled that Einat's death had been caused by a direct blow with a blunt instrument, something like a stick or a rifle butt.
Danny, Einat and Yael Haran - among Samir Kuntar's victims (Photo courtesy Doron Golan)
Satanic Act The court sessions were unbearable for Smadar Haran. In one of them, Kuntar's defense attorney claimed that he had been beaten in the detention center. Smadar, who could not stand it any longer, muttered something at the murderers - causing the head judge to demand that she apologize. Smadar elected to exit the courtroom quietly, but refused to give an apology.
Slain officer Eliyahu Shahar's mother did not attend the reading of the sentence in January 1980. Her heart had given out four days earlier. All those present in the courtroom, accustomed to seeing her there every session, felt her absence. Smadar Haran sat with her head downcast, bowed over in pain. Kuntar, according to the report in Yediot Aharonot at the time, actually looked amused.
"Kuntar went over to Einat Haran and hit her head twice with the butt of his rifle, with the intent of killing her," wrote the judges in their verdict. "The other defendant also struck her head forcefully. As a result of the blows, Einat suffered skull fractures and fatal brain damage, causing her death. They murdered the hostages - a helpless father and daughter, in cold blood." They wrote in the sentence, "By these acts the defendants reached an all-time moral low... an unparalleled satanic act... the punishments we are about to impose on the defendants cannot begin to match the brutality of their actions..."
Kuntar, who managed to complete a bachelor's degree in social studies and humanities while in Israeli prison, was categorized by the Israeli government as a bargaining chip in the Ron Arad affair. That was four years ago, during the deal to return Elhanan Tannenbaum and the bodies of three IDF soldiers who had been kidnapped from Mt. Dov in 2000. Israel agreed to release Kuntar only in exchange for information on Ron. No information was received, and Kuntar remained in jail.
Two weeks ago, Smadar Haran held a press conference, and made it clear that she is reconciled to the deal being made with Hezbullah. Eldad Regev and Ehud Goldwasser will be returned to Israel in exchange for Kuntar's release. "Kuntar is not my personal prisoner," she explained. In two days, apparently, her family's murderer will be liberated, and Israel still will not have any reliable information on the fate of the captured navigator.
Lior El-Hai and Meir Turgeman contributed to this report.
Abbiamo appreso in precedenza dell'accordo tra Israele e Hezbollah per lo scambio di prigionieri. Vediamo a riguardo un nuovo servizio di Sky TG24.
Ma chi è questo Samir Kuntar che Israele rilascerà in cambio dei due soldati rapiti (e probabilmente uccisi) nel 2006? Leggiamo questo articolo tratto da Israele.net e riportato sul sito de L'Occidentale. Guardiamo anche un video pescato da YouTube.
Chi è Samir Kuntar, l'uomo dello scambio
Il 22 aprile 1979 Kuntar guidò un gruppo di quattro terroristi che, partiti da Tiro a bordo di un gommone, sbarcarono verso mezzanotte sulla spiaggia di Nahariya, città israeliana una decina di km a sud del confine israelo-libanese, con lo scopo di compiervi un attentato. I quattro si imbatterono in un agente di polizia israeliano, Eliyahu Shahar, che uccisero all’istante. Dopodiché entrarono in un edificio al numero 61 di via Jabotinski e fecero irruzione nell’appartamento della famiglia Haran prima che potessero sopraggiungere rinforzi di polizia. I terroristi presero in ostaggio Danny Haran, 28 anni, insieme alla figlia Einat di quattro anni. La madre, Smadar Haran, fece in tempo a nascondersi in un soppalco sopra la stanza da letto insieme alla figlia Yael, di due anni, e a una vicina. “Non dimenticherò mai – ha successivamente raccontato Smadar –l’allegria e l’odio nelle voci degli uomini di Kuntar mentre si aggiravano per la casa dandoci la caccia, sparando coi mitra e gettando granate. Sapevo che se avessero sentito Yael piangere avrebbero gettato una granata nel nostro nascondiglio uccidendoci tutte.
Così tenni la mano sulla sua bocca per non farla gridare. Acquattata là dentro, mi tornavano alla mente i racconti di mia madre su quando si nascondeva dai nazisti durante la Shoà”. Tragicamente in quei frangenti Smadar provocò la morte per soffocamento della figlia Yael, accorgendosene solo troppo tardi. Nel frattempo Kuntar e i suoi uomini tentavano una sortita e uscivano dall’edificio trascinando Danny e la piccola Einat sulla spiaggia, dove ingaggiavano una sparatoria con agenti e soldati israeliani. Fu in quel momento che Samir Kuntar sparò a bruciapelo alla schiena di Danny Haran davanti agli occhi della figlioletta, immergendolo poi in mare per assicurarsi che fosse morto. Subito dopo venne visto uccidere la piccola sfondandole il cranio con il calcio del fucile contro le rocce della spiaggia. Intanto nella sparatoria rimanevano uccisi un secondo agente israeliano e due uomini di Kuntar (Abdel Majeed Asslan e Mhanna Salim Al-Muayed). (fonte israele.net)
Personalmente mi sembra un vero schifo che si pretenda la liberazione del responsabile di un crimine così efferato.
Nonostante ciò gli Hezbollah considerano la liberazione di Kuntar come una loro vittoria e un'umiliazione per Israele. Ecco la traduzione dell'articolo tratto dal sito del Jerusalem Post.
Ufficiale Hezbollah: accettazione israeliana dell'accordo dimostra "fallimento umiliante"
Un ufficiale Hezbollah ha affermato che l'approvazione israeliana dello scambio di prigionieri con il suo gruppo è un'ammissione ufficiale della sconfitta di Israele.
Il comandante Hezbollah nel sud del Libano, Sheik Nabil Kaouk, ha detto che lo scambio di prigionieri che si sta per compiere mostra "l'umiliante fallimento israeliano nei confronti della resistenza, militare e politica".
Il governo israeliano ha approvato l'accordo martedì, un giorno dopo il previsto ritorno di cinque prigionieri libanesi in cambio dei due soldati israeliani catturati dagli Hezbollah nel 2006.
Kaouk ha detto che considera l'accettazione israeliana una "ammissione ufficiale di sconfitta".
Di diverso avviso Miki Goldwasser, la madre di Ehud Goldwasser, uno dei due soldati rapiti nel 2006 dagli Hezbollah, che afferma che lo scambio è una vittoria per Israele. Vediamo in cosa consiste questa sua convinzione.
"Decisione del governo è una vittoria per Israele"
La decisione del governo di ratificare l'accordo di scambio con gli Hezbollah è un trionfo per Israele. Lo ha dichiarato martedì a Radio Israel Miki Goldwasser, madre di Ehud Goldwasser, il riservista dell'IDF rapito.
Ha spiegato che sente che la decisione è una vittoria nei confronti degli Hezbollah e del capo dell'organizzazione Sheikh Hassan Nasrallah, che ha combattuto per liberare un assassino e prevede di festeggiare per il suo rilascio. La donna ha definito ciò una "vergogna" per l'intera nazione libanese.
Goldwasser ha aggiunto "la nostra nazione è forte e sa a cosa tiene lui (Nasrallah) e combatteremo ancora."
"Voglio vedere la mia nazione tenere orgogliosamente la sua testa e dire 'abbiamo vinto'" ha aggiunto.
Sono d'accordo con Miki Goldwasser quando afferma che è vergognoso combattere per la liberazione di un assassino (che ha persino ucciso una bambina sfondandole il cranio) e non credo che si tratti di una vera vittoria degli Hezbollah dato che il prigioniero in realtà viene liberato dopo circa 30 anni di prigionia (insomma, la sua pena, seppur non completamente, l'ha scontata).
Certo però che non si capisce a cosa sia servita la guerra in Libano nel 2006 se questa è stata mossa da Israele per liberare i soldati rapiti e oggi ci si ritrova a scarcerare un detenuto assassino in cambio dei loro corpi probabilmente esanimi. Secondo me Israele non ha sbagliato ad iniziare quella guerra, semplicemente doveva concluderla meglio. A pensarlo non sono solo io, anche il rapporto Winograd dice più o meno le stesse cose. Direi una vera occasione sprecata.
In occasione dell'anniversario della Presa della Bastiglia in Francia, a Parigi erano presenti moltissimi capi di Stato per inaugurare una nuova unione di paesi del Mediterraneo (chiamata UPM, detta anche Euromed), tra i quali il premier israeliano Olmert, il presidente dell'ANP Abbas (Abu Mazen) e il presidente siriano Assad. La presenza di quest'ultimo è stata fortemente contestata. Leggiamo un articolo a riguardo.
FRANCIA: PARATA DEL 14 LUGLIO SI CHIUDE TRA POLEMICHE PER PRESENZA ASSAD
(ASCA-AFP) - Parigi, 14 lug - Coronando un soggiorno a Parigi che gli ha permesso di rompere il suo isolamento diplomatico, il presidente siriano Bashar al-Assad ha assistito oggi accanto a numerosi leader stranieri alla parata del 14 luglio, una presenza simbolica che ha scatenato le polemiche. I 43 leader che ieri hanno preso parte al lancio dell'Unione per il Mediterraneo erano stati invitati dal presidente francese Nicolas Sarkozy a questa parata militare che rappresenta il culmine della festa nazionale.
Sotto un sole splendente, Assad, occhiali neri ha preso posto, sorridente, nella tribuna d'onore allestita in place de la Concorde.
Seduto accanto a Sarkozy, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente palestinese Mahmoud Abbas e quello egiziano Hosni Mubarak, Assad ha assistito al passaggio di circa 4.000 soldati, tra i quali i celebri legionari.
Nella tribuna si trovava anche il Primo ministro israeliano Ehud Olmert, ma come ieri nel corso del vertice, i leader di questi due Paesi formalmente in guerra dal 1948 si sono evitati. Assad si e' defilato nel momento in cui Olmert stringeva le mani ad altri leader.
La presenza di Assad, alla guida uno dei regimi piu' repressivi del mondo arabo, e' stata duramente criticata dall'opposizione di sinistra e dalle organizzazioni di difesa dei diritti umani.
Anche alcuni ex militari francesi hanno manifestato la loro contrarieta', parlando di un''attentato alla memoria'' dei 58 soldati francesi uccisi nell'attentato contro la caserma Drakkar a Beirut, avvenuto il 23 ottobre 1983, nel quale numerosi osservatori hanno visto la mano della Siria.
A margine della parata, il responsabile dell'organizzazione Reporter senza frontiere, Robert Menard, e' stato arrestato dalla polizia insieme a una decina di militanti che gridavano ''Liberta' in Siria''. L'azione non ha tuttavia turbato lo svolgimento della parata. La discesa degli Champs-Elysees da parte del presidente francese ha provocato applausi e qualche fischio tra le decine di migliaia di spettatori.
La principale innovazione della parata, giorno della commemorazione della presa della Bastiglia durante la Rivoluzione francese, e' venuta dalla lettura da parte dell'attore Kad Merad di estratti del Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Le frasi sulla necessita' che i diritti umani ''siano protetti da un regime di diritto'' e sullo ''sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni'' hanno assunto una particolare risonanza di fronte a una tribuna del genere.
Sarkozy aveva minimizzato l'impatto della presenza di Assad, affermando che non era che un invitato tra gli altri.
Lo stesso Assad ha evitato di alimentare la polemica e di rispondere alle parole del capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner, che aveva affermato che la presenza del leader siriano ''non lo esaltava particolarmente''. ''Si tratta semplicemente di scalpore politico'', aveva detto Assad a France 2 domenica sera.
La parata ha coronato il weekend di gloria di Assad, che si e' presentato come attore fondamentale del processo di pace in Medio Oriente.
Dopo un faccia a faccia con Sarkozy all'Eliseo, il presidente siriano ha incontrato anche Ban e il Primo ministro turco Receo Tayyip Erdofgan, cosi' come due volte il suo omologo libanese Michel Sleiman. I due leader hanno dato il loro assenso alla prossima apertura di relazioni diplomatiche per la prima volta dall'indipendenza dei loro Paesi piu' di 60 anni fa.
In occasione della festa infine, Sarkozy ha concesso il titolo di cavaliere della Legion d'Onore all'ex candidata alla presidenza colombiana Ingrid Betancourt.
Sarkozy ha insignito Betancourt di una delle massime onorificenze francesi nei giardini dell'Eliseo, appuntandole sull'abito la medaglia durante una cerimonia trasmessa in diretta dalla televisione francese.
Sia Olmert che Abbas hanno affermato che mai si è stati così vicini alla pace in Medio Oriente. Non tutti però sono convinti di ciò. Leggiamo questo articolo tratto dal blog di Panorama e guardiamo il servizio di Sky TG24.
Olmert e Abbas, la scommessa della pace
Palazzo dell’Eliseo: il presidente Anp Mahmmoud Abbas,il padrone di casa Nicolas Sarkozy, il premier israeliano Ehud Olmert
Sono due uomini politici che vivono un momento di forte debolezza. Riusciranno a darsi forza vicendevolmente? La scommessa è tutta lì. Nel tentare di riprendere le fila di un processo di pace che fino all’altro giorno appariva moribondo e che, invece, ora, se il suo stato di salute migliorasse, potrebbe contribuire a risollevare le sorti del premier israeliano Ehud Olmert e del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen. Forse, è proprio per questo che i toni usati dai due governanti, nella conferenza stampa congiunta con Nicolas Sarkozy a Parigi, sono stati all’insegna dell’ottimismo. Israeliani e palestinesi “non sono mai stati così vicini ad un accordo di pace” - ha detto Olmert. E Abu Mazen non ha smentito. Anzi. Ha rilanciato, affermando che sono stati avviati colloqui approfonditi tra le parti.
La carta disperata di Olmert. “Il dialogo tra i due è un fatto positivo, ma io non riesco a essere cosi’ ottimista” - dice a Panorama.it Ghassan Khatib, ex ministro della Pianificazione dell’Anp, vice presidente della Università palestinese di Bir Zeit e direttore del Jerusalem Media and Communication Center, un prestigioso centro studi che monitora i cambiamenti dell’opinione pubblica palestinese. Intellettuale moderato, schierato con le colombe, criticato spesso dai falchi di entrambi gli schieramenti, questo politologo palestinese non riesce a risparmiare critiche alle parole professate al Vertice dell’Unione per il Mediterraneo da Olmert e Abu Mazen. “Purtroppo non vedo progressi nel processo di pace. Con questa uscita, penso che il primo ministro israeliano abbia voluto distrarre la sua opinione pubblica dal grave scandalo in cui è coinvolto. Olmert vuole proporsi come il perno di un trattativa che è ben lontana da una sua conclusione positiva. E’ come se dicesse al suo elettorato: nonostante le indagini penali su di me, io adesso non posso dimettermi perché mi sto occupando di una cosa più importante, la pace con i palestinesi”. Khatib si riferisce alle ultime rivelazioni sull’inchiesta in cui è rimasto coinvolto il premier israeliano. Venerdì scorso, alla vigilia del suo viaggio in Francia, Olmert era stato sottoposto ad un lungo e a tratti teso interrogatorio da parte della polizia. La magistratura, dopo averlo accusato di aver ricevuto “mazzette” per un valore complessivo di 150 mila dollari dal finanziere statunitense Morris Talansky ora gli contesta anche la gestione “allegra” di fondi pubblici quando era, prima, sindaco di Gerusalemme e poi, ministro dell’industria.
Due debolezze.
Secondo la tesi di Khatib, quindi Olmert punterebbe al processo di pace come unica speranza di sopravvivenza politica. Come fa anche il leader palestinese Abu Mazen. E non perché ci siano inchieste penali aperte su di lui, ma perché è quella l’unica strada per recuperare consenso tra la sua gente, delusa dalle promesse mancate di Israele, dilaniata dalla guerra civile con Hamas, sconfortata dalla difficile situazione economica. “La politica di Abu Mazen è basata solo sul processo di pace. Ci deve credere ad ogni costo, nonostante è stato lui stesso a criticare, pochi giorni prima dell’incontro con Olmert, la tattica dilatatoria israeliana. Per questo, lui ha chiesto l’intervento degli Usa e dell’Europa”. Una politica che, secondo Ghassan Khatib, è destinata a fallire. La somma della debolezza del premier di Gerusalemme e del presidente di Ramallah “purtroppo, sarà un disastro per la pace”. Per l’ex ministro palestinese, infatti, il leader di Kadima andrà incontro alla sfiducia alla Knesset. “Il prossimo anno si voterà in Israele e, credo, vinceranno le formazioni più estremiste”. Come conseguenza ci sarà una recrudescenza delle posizioni più radicali anche in campo palestinese, con un nuovo confronto tra Al Fatah e Hamas, che porterà ad un ulteriore indebolimento di Abu Mazen. In questo scenario, il sogno della nascita di uno Stato Palestinese, secondo il politologo di Bir Zeit, si allontana. “Purtroppo credo che la speranza di vederlo fondato entro pochi anni, sia vana.” Il pessimismo di Khatib è molto diffuso tra i palestinesi. Ma anche tra gli israeliani che volevano un accordo con la controparte. Nonostante i sorrisi di Olmert e Abu Mazen, il futuro del Medioriente dovrebbe essere negli artigli dei falchi e non sulle ali delle colombe.
In tutta questa euforia per le rinnovate speranze di pace (almeno a parole) dei due leaders c'è da registrare una sola nota dolente. I capi di Stato presenti, in occasione dell'incontro dell'UPM, si sono succeduti in conferenza stampa: al momento in cui la parola spettava al premier israeliano Olmert Abu Mazen e Assad si sono alzati e se ne sono andati. Vediamo di capirne di più con questo articolo dell'APCOM citato dal sito Alice News.
Euromed; Assad e Abu Mazen 'offuscano' trionfo di Sarkozy Al via Upm tra speranze di pace e appelli all'amore dall'Eliseo
Bruxelles, 14 lug. (Apcom) - Per il presidente della Francia e dell'Unione europea il varo dell'Unione per il Mediterraneo (Upm) al vertice di Parigi è "un sogno diventato realtà". Ma i presidenti di Siria e dell'Autorità palestinese, Bashar al-Assad e Abu Mazen, gli rovinano la festa, alzandosi nel momento in cui al tavolo dei 43 Paesi partecipanti è intervenuto il primo ministro israeliano Ehud Olmert. Un incidente - negato da Sarkozy ma confermato a mezza bocca dall'altro sponsor dell'Upm, l'egiziano Hosni Mubarak - che incrina il clima di fiducia ispirato dagli incontri ospitati da Sarkozy a margine del summit, tra Libano e Siria, e ieri tra Olmert e Abu Mazen.
La notizia sull'assenza di Assad è stata lanciata da fonti diplomatiche israeliane. In conferenza stampa, Mubarak nicchia sull'argomento, cercando goffamente di minimizzare. Prima riferendo che neanche Abu Mazen era presente, e poi con una battuta: "se uno non ascolta il discorso, può sempre leggersi il testo dopo". Sarkozy, invece, ha negato tutto: "Assad è stato presente tutto il pomeriggio. Non so chi l'abbia detto", ha tagliato corto, arrabbiandosi poi con una giornalista che ha 'osato' sottolineare l'assenza al summit del re del Marocco, Mohammed IV.
In mattinata, il clima era diverso. "Penso che non siamo mai stati così vicini alla possibilità di un accordo come oggi", ha dichiarato Olmert dopo essere stato ricevuto all'Eliseo insieme ad Abu Mazen. Il premier israeliano ha annunciato anche la possibilità di avviare "molto presto" un contatto diretto con la Siria, superando la mediazione indiretta condotta al momento dalla Siria. Assad ha risposto tramite un'intervista ad Al Jazeera, confermando l'obiettivo di "relazioni normali" con Gerusalemme.
Mentre Sarkozy, secondo fonti dell'Eliseo, ha promesso di impegnarsi tramite la Siria per arrivare alla liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit, rapito da Hamas nel giugno 2006.
Il vertice si è comunque concluso con l'approvazione di una dichiarazione in cui si delineano i tratti essenziali della nuova iniziativa - da rendere pienamente operativa entro fine anno - e un impegno per la non-proliferazione nucleare in Medio Oriente, sottoscritta anche da Israele. L'Upm avrà una co-presidenza, retta da Sarkozy da parte europea e da Mubarak a nome della sponda sud del Mediterraneo. A novembre si terrà una riunione a livello dei ministri degli Esteri, che deciderà sulla sede del segretariato e la sua composizione.
Il premier francese Nicolas Sarkozy auspicava anche in una stretta di mano tra Olmert e Assad. Purtroppo però questa non c'è stata. Ecco le motivazioni del presidente siriano in quest'altro flash dell'agenzia APCOM.
M.O./ DA ASSAD NESSUN GESTO DI BUONA VOLONTA' VERSO OLMERT
Roma, 14 lug. (Apcom) - Il presidente siriano Bashar al Assad è consapevole di essere in una posizione di forza nel negoziato con Israele, e non intende in questo momento fare alcun gesto di "buona volontà" verso il premier israeliano Ehud Olmert, la cui posizione è invece molto debole a causa dei guai giudiziari che gli sono piombati sulla testa nelle ultime settimane. Lo ha riferito una fonte siriana al quotidiano israeliano "Haaretz".
"I colloqui indiretti (tra Israele e Siria) andranno avanti fino a quando non ci sarà un partner americano", ha detto la fonte. "Assad, in questa fase, non farà alcun gesto di buona volontà verso il premier israeliano, neanche una stretta di mano, perchè non c'è motivo di un gesto di questo tipo nei confronti di un premier debole".
I siriani temono che "un gesto di buona volontà possa essere utilizzato da Olmert per esigenze di politica interna e non per far avanzare il processo di pace con la Siria".
Ieri a Parigi, a margine del vertice dell'Unione per il Mediterraneo, Assad e Olmert hanno svolto un colloquio indiretto attraverso la mediazione del premier turco Recep Tayyp Erdogan. In serata, il presidente siriano, intervistato da France 2, ha detto che la pace con Israele potrà essere raggiunto nel giro di due anni.
Una motivazione secondo me veramente forzata e priva di senso. Sarebbe stato un piccolo passo verso la pace, invece Assad ha deciso di rinunciare. In ogni caso le accuse di corruzione a carico del premier Olmert rischiano di far perdere credibilità allo Stato ebraico e di penalizzare il processo di pace; aspettiamo le primarie del partito Kadima e speriamo bene.
Leggiamo, per finire, le previsioni di Assad circa le conseguenze di un eventuale attacco israeliano all'Iran in questo articolo tratto da Panorama.
Assad: “Un attacco all’Iran? Israele ne pagherebbe le conseguenze”
Il presidente siriano Bashar El Assad e quello iraniano Mahmoud Ahmadinejad
A Parigi al vertice dell’Unione Mediterranea, ambiziosa creatura di Sarkozy, c’è un convitato di pietra: l’Iran. Impossibile non fare i conti con Ahmadinejad quando si tratta di arrivare a trovare una soluzione negoziata in Medio oriente. L’ha fatto capire oggi Bashar El Assad, il presidente siriano, uno dei personaggi chiave del vertice, impegnato da tempo in una trattativa assai complicata - con la mediazione di Ankara - volta a trovare un accordo sui territori contesi con Israele: “Un eventuale attacco militare alle infrastrutture nucleari iraniane” ha avvertito il numero uno di Damasco “avrebbe gravi conseguenze per gli stessi Stati Uniti, per Israele e per il modo intero”. “Lo Stato ebraico”, ha aggiunto, “pagherebbe direttamente il prezzo di questa guerra”.
La Siria è ancora considerata uno “stato canaglia” dagli Stati Uniti per il suo sostegno a gruppi terroristici in Libano e Iraq, ma Sarkozy ha invitato comunque Assad per il suo ruolo chiave nella regione. Ieri, pur evitando in modo evidente di incrociarsi con Olmert, il leader siriano ha espresso in un’intervista ad Al Jazeera la sua volontà di arrivare a relazioni “normali” con Israele e in un altro colloquio con i giornalisti di France 2 ha detto che “firmare un accordo di pace con Tel Aviv è una questione che richiede sei mesi, due anni al massimo, se le due parti sono serie e mantengono conversazioni dirette”. Aperture a tutto campo anche verso il Libano, dove la Siria è considerato uno dei principali sponsor di Hezbollah: sabato Assad ha incontrato l’uomo forte di Beirut, Michel Slemaine, al Ritz. “Un progresso storico” ha subito definito l’incontro Sarkozy, “la volontà del presidente Assad di aprire una rappresentanza diplomatica in Libano”.