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Israele, i suoi abitanti, la sua economia e le contraddizioni interne nelle sue varie sfaccettature.
Tg2 Dossier a cura di Claudio Pagliara, corrispondente RAI da Gerusalemme.
Israele, Olmert verso le dimissioni Il premier nella bufera dà l'addio: «Lascerò l'incarico con dignità»
 Il primo ministro israeliano Ehud Olmert
GERUSALEMME Ehud Olmert non si candiderà alle primarie di Kadima, il suo partito, alla fine del mandato. Lo ha annunciato lo stesso primo ministro israeliano in un discorso pubblico a Gerusalemme, confermando le indiscrezioni degli analisti e di fatto indicando così la fine della sua carriera politica. Olmert ha aggiunto che lascerà la carica di primo ministro «in modo dignitoso», e non appena sarà eletto il nuovo leader del partito, «darò le dimissioni per consentire la formazione in maniera rapida di un nuovo governo». Olmert ha ribadito la sua innocenza nello scandalo finanziario che lo circonda attualmente, aggiungendo che il futuro gli darà ragione.
L’annuncio di Olmert, sottolinea l’Associated Press, potrebbe bloccare le iniziative di pace in Medio Oriente sostenute dagli Stati Uniti. Il primo ministro ha parlato alla popolazione alla tv e alla radio. «Lascerò il mio incarico», ha aggiunto, lasciando campo libero al suo successore per formare un governo. Olmert è oggetto di diverse indagini per corruzione. Ha negato ogni illecito ma ha promesso che in caso di incriminazione si dimetterà. La sua decisione di non candidarsi alle primarie di Kadima del 17 settembre mette in movimento il processo per scegliere un nuovo primo ministro. Se il suo successore come leader di Kadima riuscisse a formare una coalizione, Israele potrebbe avere un nuovo governo a ottobre. In caso contrario, la campagna elettorale potrebbe protrarsi per diversi mesi.
Fonte: La Stampa
Di seguito il servizio di Sky TG24.
Ancora un attentato. Di nuovo con un bulldozer. Fortunatamente stavolta non ci sono morti ma "solo" feriti. Vediamo due servizi di Sky TG24, a cura del corrispondente Renato Coen.
Ecco le cose che mi fanno veramente arrabbiare: un soldato israeliano ha sparato ad un manifestante palestinese con proiettili di gomma. Il fatto non desterebbe scalpore se questo non fosse stato prima legato, risultando dunque inoffensivo. La vittima è fortunatamente rimasta solo lievemente ferita, ma che senso aveva sparargli? Non era meglio evitare per non fomentare ulteriori polemiche e strumentalizzazioni?
La causa israeliana purtroppo spesso viene deformata da episodi di questo genere: il diritto di difendersi dello Stato ebraico, a mio avviso, è sacrosanto, ma episodi simili aiutano solo i denigratori ad avere argomentazioni per difendere l'operato di Hamas e compari. Argomentazioni secondo me superflue in quanto il gesto, pur essendo vergognoso, è un atto isolato e non un ordine impartito dal governo o da qualche superiore; estenderlo a tutto l'esercito israeliano mi pare un'autentica strumentalizzazione.
Ad ogni modo, ecco il servizio di Sky TG24 sulla vicenda.
Cosa vi viene da pensare immediatamente, di istinto, guardando queste tre foto? 

 Se volete provo ad indovinare: "gli israeliani sfruttano i bambini per fare la guerra"; oppure "gli israeliani inculcano l'odio nei confronti del palestinesi ai bambini sin da quando sono piccoli".
E' proprio questo che un utente di Metaforum.it ha cercato di fare: cercare di far sì che la gente pensasse una cosa del genere. In realtà le cose sono ben diverse, ma è impossibile capirlo senza sapere cosa ritraggono realmente queste immagini. I fautori della propaganda fanno esattamente questo: mostrano scene d'effetto senza specificare cosa realmente significano.
Dopo che ne ho fatto espressa richiesta infatti l'utente in questione (nickname: Ezra) ha cercato le didascalie delle foto e ha trovato il seguente testo: Israeli children play with a rifle as they visit an Israeli army weapons exhibition in the Gush Ezion settlements area on May 8, 2008 during celebrations for the 60th anniversary of Israel's creation. Israel today threw a huge birthday bash to celebrate 60 tumultuous years during which the Jewish state made great strides forward but failed to achieve peace with its neighbours. Fonte: DayLife.com, immagini AFP/Getty Images (LINK 1 e LINK 2)
Traduzione Bambini israeliani giocano con un fucile durante la loro visita ad una esibizione di armi dell'esercito israeliano nell'insediamento di Gush Ezion l'8 maggio 2008 durante le celebrazioni del 60esimo anniversario della nascita di Israele. [...] Insomma, niente di scandaloso. I bambini ritratti dalle foto non erano usati in battaglia, nè erano sottoposti ad una esercitazione: semplicemente stavano giocando. E ora non mi si venga a dire "in questo modo si insegna l'odio a quei bambini", come se fosse mostruoso che bambini giochino con armi completamente inoffensive.
Ricordatevi sempre: non giudicate mai le foto di primo acchitto; informatevi bene sul cosa ritraggono, chi le ha scattate e per conto di chi, cercate di scorgere eventuali strumentalizzazioni e solo dopo traetene le vostre conclusioni personali.
Speciale di Sky TG24 a cura di Renato Coen. Un viaggio tra ebrei ed arabi israeliani, tra integrazione e fanatismo, tra modernità e tradizioni religiose.
Il servizio è andato in onda il 20/07/2008 e l'ho trovato molto interessante e ben fatto: guardatelo!
Festa in Libano, tristezza in Israele Israele-Hezbollah, scambio di prigionieri. Morti i due militari israeliani catturati il 12 luglio 2006 Beirut – Il Libano si è fermato oggi per accogliere il ritorno di cinque combattenti libanesi di cui Israele ha accettato "a malincuore" lo scambio con i resti di due soldati israeliani catturati il 12 luglio 2006 dai guerriglieri Hezbollah con un raid oltre confine, e la cui morte è stata confermata solo questa mattina. Il movimento sciita Hezbollah aveva infatti fino ad oggi rifiutato di rilasciare qualsiasi dettaglio sulla loro sorte, che è stata rivelata solo quando l'emittente Tv al Manar dello stesso Hezbollah ha mostrato le immagini di due casse nere contenti i resti dei due soldati: Ehud Goldwasser e Eldav Regev. "Hezbollah ha trasformato la consegna dei cadaveri in uno show televisivo", ha subito esclamato con indignazione un commentatore della televisione commerciale israeliana Canale 10.
Il dolore delle famiglie dei 2 militari israeliani - La cattura di Ehud Goldwasser e Eldav Regev, nel corso della quale vennero uccisi anche altri otto soldati israeliani, dette l'avvio ad un'offensiva israeliana contro i guerriglieri Hezbollah, andata avanti per 34 giorni e costata la vita a 1.200 libanesi e 160 israeliani. Le famiglie Goldwasser e Regev hanno reagito con strazio alla vista delle bare dei loro congiunti, mostrate in diretta da al Manar mentre venivano trasportate in Israele dalla Croce Rossa internazionale. Oltre confine, sui resti dei due soldati, definiti "molto deteriorati", vengono compiuti gli esami necessari per accertarne l'identità e procedere così alla seconda fase dello scambio, che prevede da parte israeliana, oltre alla liberazione dei cinque prigionieri, anche la restituzione dei resti di 199 combattenti libanesi e palestinesi uccisi in scontri a fuoco con le forze di sicurezza israeliane nel corso di decenni.
Da quando i due soldati furono rapiti il 12 luglio 2006, nel raid che poi scatenò la guerra con il Libano, il partito Hezbollah non aveva mai dato notizie certe sulla sorte dei sequestrati. Malgrado i servizi israeliani fossero recentemente giunti alla conclusione che erano morti, i familiari avevano conservato fino all'ultimo un barlume di speranza di riabbracciarli vivi. Se Nasrallah, Segretario Generale del partito e movimento politico sciita libanese Hezbollah, considera "un gran risultato" l'averci tenuto all'oscuro per tanti anni, "allora mi fanno pena lui e il popolo libanese", commentava stamattina sul sito Ynet news Shlomo Goldwasser, il padre di Ehud, prima dell'arrivo delle bare. "Hanno perso 800 uomini e la loro intera economia e per cosa? Per qualcuno che ha ucciso una bimba di quattro anni? Come possono chiamarlo un eroe? E' solo un bastardo", ha proseguito l'uomo, riferendosi alla guerra in Libano e alla liberazione del terrorista Samir Quntar.
Israele - Tra i cinque prigionieri che Israele ha deciso di liberare c’è infatti un druso di 46 anni, Samir Quntar, che non ha mai fatto parte di Hezbollah e che è stato condannato da un tribunale israeliano al carcere a vita perché riconosciuto colpevole di aver ucciso tre persone, tra cui una bimba di quattro anni, in un attacco nel 1979 contro la cittadina costiera di Naharya, nel nord di Israele. Gli altri quattro sono miliziani Hezbollah catturati dalle forze israeliane nella guerra del 2006. Il movimento Hezbollah, che giudica lo scambio come "una ammissione di sconfitta" da parte di Israele e che per la stampa di Beirut "riunisce i libanesi", si prepara a tributare ai cinque combattenti un'accoglienza da "eroi", con cerimonie, bandiere e archi di trionfo. "Quntar è un assassino spregevole che quando aveva 16 anni fracassò il cranio ad una bimba israeliana" ha detto il portavoce militare di Israele Avi Benayahu, che riferendosi alle celebrazioni in suo onore organizzate dai libanesi, ha sprezzantemente commentato: "Qualcuno in Libano vede in lui un eroe. Povero quel popolo che si vanta di 'eroi' del genere”.
Fonte: Sky TG24 L'ho già detto e lo ripeto: è una vergogna festeggiare la liberazione anticipata di un assassino e definirlo addirittura eroe per aver commesso un delitto efferato contro civili inermi. Perché, lo ricordo, non si è reso protagonista di un'ammirevole azione di guerra contro l'esercito nemico, non è stato un grande ammiraglio, non fatto niente di influente per il suo paese; ha semplicemente trucidato una famiglia intera ed in particolare ha ucciso una bambina di soli quattro anni fracassandole il cranio con il calcio del fucile.
Un simile cane rognoso (con tutto il rispetto per i cani) non può essere considerato eroe nazionale: il Libano intero invece lo sta festeggiando. Guardate il video qui accanto, tratto da Al Jazeera e pubblicato su YouTube: possibile che tutta questa gente festeggi la liberazione di un assassino? Direi che si tratta di una vera vergogna nazionale. Senza mezzi termini. Soprattutto alla luce delle sue nuove dichiarazioni, tratte dal sito dell'agenzia ASCA. M.O.: EX PRIGIONIERO LIBANESE, NON SONO PENTITO DI OMICIDI IN ISRAELE (ASCA-AFP) - Aabey, 17 lug - Samir Kantar, il prigioniero libanese con la condanna piu' lunga rilasciato da Israele nello scambio di prigionieri con Hezbollah, ha dichiarato di non essere pentito degli omicidi per i quali e' stato condannato.
''Non sono assolutamente pentito'', ha detto all'Afp al suo arrivo alla casa di famiglia nel villaggio druso di Aabey, a sudest di Beirut. ''Anzi, resto delle mie idee politiche''.
Kantar, 46 anni il 22 luglio, aveva appena 17 anni quando venne condannato a cinque ergastoli per un triplice omicidio nel 1979, uno dei piu' noti attacchi nella storia di Israele.
L'ex prigioniero era stato condannato per l'omicidio di un agente di polizia, un civile e un bambino di 4 anni ucciso con il calcio del fucile.
''Provo una grande gioia perche' sono tornato nelle fila della resistenza e dalla mia famiglia'', ha aggiunto Kantar al suo arrivo a casa, dove e' stato accolto come un eroe.
Fonte: ASCA
Oggi esce di galera, col ricatto, uno spietato infanticida mai pentito Per quasi trent’anni non era stata autorizzata la pubblicazione del contenuto completo del dossier Samir Kuntar (File No. 578/79) depositato negli archivi del tribunale di Haifa. Ora, alla vigilia della prevista scarcerazione di Kuntar, accogliendo la richiesta del quotidiano israeliano Yediot Aharonot il tribunale ha autorizzato la visione della deposizione di Kuntar, delle numerose prove, di altre testimonianze e del testo completo dell’atto di incriminazione e della sentenza. Finora questo materiale era coperto da segreto e nelle poche occasioni in cui era uscito dagli archivi, era stato accompagnato da una scorta armata. Lunedì scorso il giudice Ron Shapira ha autorizzato la pubblicazione di tutto il contenuto del dossier, ad eccezione della testimonianza di una sola persona. Il giudice ha anche chiesto di non pubblicare i referti anatomopatologici né altri dettagli che possano ledere la memoria delle vittime. “Non vedo ragione di limitare l’accesso all’atto di incriminazione e al verdetto – ha spiegato il giudice, respingendo la richiesta del pubblico ministero – E’ fuor di dubbio che la questione della scarcerazione di Kuntar, e dunque anche le circostanze della sua detenzione, sono argomenti di profondo interesse pubblico. Pertanto sono convinto che la richiesta del quotidiano sia giustificata”.
Samir Kuntar, druso libanese, aveva 17 anni quando guidò un commando terroristico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP). Da allora non ha mai espresso alcun rimorso per aver ucciso Einat Haran (4 anni), il padre Danny Haran (32 anni) e l’agente di polizia Eliyahu Shahar (24 anni). Kuntar e Ahmed Assad Abras, l’altro membro del commando sopravvissuto all’attentato, vennero condannati a cinque ergastoli più 47 anni di carcere. Durante l’attentato, che avvenne a Nahariya il 22 aprile 1979, morì anche Yael Haran (2 anni) mentre si nascondeva con la madre Smadar per sfuggire ai terroristi. Salvo ritardi dell’ultimo momento nell’applicazione del recente accordo di scambio con Hezbollah, mercoledì mattina Kuntar saluterà i suoi compagni della cella 33, ala 3, del carcere di Hadarim, verrà trasportato al valico di frontiera di Rosh Hanikra fra Israele e Libano e potrà festeggiare il suo 46esimo compleanno a casa sua, nel villaggio di Aabey, vicino all’aeroporto di Beirut.
La notte del 22 aprile 1979 Kuntar e i suoi complici partirono dal Libano su un gommone e sbarcarono sulla spiaggia di Nahariya. Qui spararono a un’auto di pattuglia della polizia uccidendo l’agente Eliyahu Shahar. Proseguendo, fecero irruzione nel vicino appartamento della famiglia Haran, al 61 di Via Jabotinsky, e trascinarono sulla spiaggia Danny e la figlia Einat di 4 anni. Smadar e l’altra figlia, Yael, di 2 anni, si nascosero acquattandosi in un soppalco dove Yael morì inavvertitamente soffocata dalla madre che cercava disperatamente di impedirle di gridare per non essere scoperte dai terroristi. Intanto sulla spiaggia, mentre si svolgeva uno scontro a fuoco con le sopraggiunte forze di sicurezza, Kuntar sparava a bruciapelo nella schiena a Danny e uccideva anche la figlia Einat. Nell’azione morirono anche due terroristi, mentre Kuntar e Abras venivano arrestati e processati.
Immediatamente dopo l’arresto, all’udienza per la conferma del suo stato di detenzione, Kuntar ammise d’aver ucciso la piccola Einat colpendola ripetutamente sulla testa col calcio della sua arma. Successivamente, invece, durante la deposizione davanti alla Corte, Kuntar ritrattò la confessione. “Arrivai sulla spiaggia di Nahariya alle 2.30 del mattino – dichiarò il 6 gennaio 1980 – Legammo la nostra imbarcazione alle rocce. Avevamo istruzione di non aprire il fuoco, prendere degli ostaggi e portarli con noi in Libano. Io ero al comando della cellula. Avevo deciso di bussare alla porta di una delle case. Majeed ed io camminammo verso l’edificio. Gli dissi di suonare il campanello ma di non parlare perché avevo deciso di parlare in inglese con quelli che ci abitavano. Quando arrivammo, Majeed suonò a uno degli appartamenti e parlò in arabo alla donna, e quella risposte in ebraico. Fu un errore e la donna non aprì la porta. In quel momento sentii il suono di un’auto che si avvicinava e si fermava… Feci fuoco e poi entrammo in uno degli appartamenti da dove tirammo fuori un uomo e la sua ragazzina per portarli via con noi. Decisi che avremmo dovuto portare con noi anche la ragazzina per garantirci di restare vivi, per poi restituirli dal Libano attraverso la Croce Rossa. Mentre eravamo con loro ci furono degli spari verso di noi… Esplosi alcune raffiche verso quella gente con il mio Kalashnikov e colpii uno di loro che cadde a terra. Quando vidi che il gommone era stato colpito… cercammo di ritirarci via terra e sfuggire al fuoco verso di noi… I soldati lanciarono un attacco contro di noi… Volevo trovare un modo per dir loro di smettere di spararci perché l’unico nostro obiettivo era portare in Libano gli ostaggi. Ma non avevo un megafono… Fui colpito da cinque proiettili”.
Kuntar proseguì la deposizione al processo sostenendo che Danny Haran sarebbe stato colpito dagli stessi soldati israeliani durante lo scontro a fuoco. “Io – aggiunse – perdevo molto sangue e svenni. Non so cos’altro sia accaduto fino quando mi sono svegliato e mi sono ritrovato nelle mani dei soldati. Non ho fatto nulla alla ragazzina e non ho visto come sia morta”.
Tra le varie testimonianze dell’accusa, il testimone n. 4 ha invece raccontato alla Corte d’aver visto molto bene Danny Haran in piedi che gridava “Non sparate, c’è qui la mia bambina” e subito dopo Kuntar che gli sparava nella schiena. Al processo ha testimoniato anche il medico legale che ha accertato che la morte di Einat è stata direttamente causata da colpi inferti con un oggetto smussato come un bastone o il calcio di un fucile.
Le udienze in tribunale furono quasi insopportabili per la madre, Smadar Haran, unica sopravvissuta della famiglia. Durante una delle sedute, mentre la difesa di Kuntar cercava di sostenere che il suo assistito era stato maltrattato in carcere, Smadar mormorò qualcosa all’indirizzo dei due imputati obbligando la Corte a chiederle di scusarsi. Smadar decise di abbandonare l’aula del tribunale, ma si rifiutò di porgere le sue scuse.
Il giorno della lettura della sentenza Smadar Haran sedeva con il capo chino, piegata dal dolore. La madre dell’agente ammazzato Eliyahu Shahar, che non aveva perso neanche una udienza, non era invece presente: il suo cuore aveva ceduto quattro giorni prima. Kuntar, stando al resoconto pubblicato allora da Yediot Aharonot, sembrava quasi divertito.
“Samir Kuntar – scrissero i giudici nella sentenza, sulla base di molte prove e testimonianze – si avvicinò a Einat Haran e la colpì due volte sulla testa con il calcio del suo fucile, con l’intenzione di ucciderla. Anche l’altro imputato le colpì la testa con forza. A causa dei colpi, Einat subì fratture al cranio e danni fatali al cervello, che ne provocarono la morte. Costoro assassinarono a sangue freddo gli ostaggi, una padre indifeso e la sua piccola figlia”. E aggiunsero: “Con questi atti, gli imputati hanno toccato bassezze morali senza precedenti… un gesto senza eguali di diabolica malvagità … la pena che intendiamo infliggere non corrisponde neanche lontanamente alla brutalità delle loro azioni…”.
Successivamente il governo israeliano stabilì che la scarcerazione di Kuntar, nel frattempo diplomatosi in scienze sociali durante la detenzione in Israele, sarebbe stata usata come moneta di scambio nell’affare Ron Arad (l’aviatore israeliano caduto vivo nella mani di terroristi jihadisti libanesi nel 1986, “venduto” da un’organizzazione terroristica all’altra, e del quale da tempo non si sa più nulla). Quattro anni fa, durante le trattative per ottenere la restituzione del faccendiere Elhanan Tannenbaum, sequestrato da Hezbollah, e delle spoglie di tre soldati israeliani catturati e uccisi da Hezbollah al Monte Dov nel 2000 (sotto gli occhi dei soldati Onu), Israele accettò di scarcerare Kuntar in cambio di informazioni precise sulla sorte di Ron Arad. Non avendo ricevuto nessuna informazione, Kuntar restò in carcere.
Due settimane fa, Smadar Haran ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha detto che non si oppone allo scambio con Hezbollah per la restituzione degli ostaggi Eldad Regev e Ehud Goldwasser (sequestrati nel luglio 2006 in territorio israeliano) e per informazioni su Ron Arad.
Ora, in ottemperanza dell’accordo (o meglio,del ricatto) accettato, Israele si appresta a rimettere in libertà l’assassino e infanticida Samir Kunter senza neanche sapere se Regev e Goldwasser siano vivi o morti, e senza aver avuto nessuna vera informazione sulla sorte di Ron Arad.
Scrive il Jerusalem Post: In Libano fervono i preparativi per celebrare il ritorno di Samir Kuntar, condannato a più ergastoli in Israele per aver commesso uno dei più atroci attentati terroristici nella storia del paese. La sua scarcerazione è prevista per mercoledì mattina, in cambio degli ostaggi Ehud Goldwasser ed Eldad Regev, sequestrati da Hezbollah su suolo israeliano il 12 luglio 2006. La popolazione e il governo libanese e tutti gli altri nel mondo arabo, compresi molti palestinesi, che sono così felici per la scarcerazione di Kuntar farebbero meglio a domandarsi se un tale mostro meriti tanta glorificazione. È questo il tipo di uomo che eleggono a loro idolo? Se è così, questo non ci dice forse qualcosa su chi festeggia? Kuntar non ha mai espresso il minimo rimorso. Anzi, stando al quotidiano dell’Autorità Palestinese al-Hayat al-Jadida, pochi mesi fa ha scritto una lettera a Nasrallah in cui giura solennemente di non aver alcuna intenzione abbandonare la jihad contro Israele. Per inciso, il giornale palestinese accompagna il testo della lettera con un articolo in cui Kuntar viene definito “un raggio di luce” e un “autentico modello di comportamento”. Forse Kuntar e i suoi fan dovrebbero leggere l’agghiacciante racconto di Smadar Haran Kaiser (oggi risposata e con due bambini): “Non dimenticherò mai la gioia e l’odio nelle voci degli uomini di Kuntar mentre si aggiravano per la casa dandoci la caccia, sparando coi mitra e gettando granate – scrisse in un articolo sul Washington Post – Se sottolineo la gioia e l’odio nelle loro voci è per un motivo: per chiunque abbia una sensibilità normale è difficile comprendere come qualcuno possa provare gioia e odio mentre sfonda la testa di una bambina di quattro anni. Che genere di patologia può portare una società intera a celebrare tanta malvagità?”
(Da: Nir Gontarz su MFA Newsletter, Jerusalem Post, www.israele.net, 14.07.08) Fonte: LiberaliPerIsraele.ilcannocchiale.it Ecco il dossier (in inglese) su Samir Kuntar tratto dal sito del ministero per gli affari esteri israeliano. The Kuntar File, Exposed - Yediot Aharonot - by Nir Gontarz After almost 30 years of being classified, File No. 578/79 has been granted permission for publication: the murderer's testimony, the shots in Danny Haran's back and the death blow to toddler Einat's head. (Translated and reprinted with permission)  Evidence from the pathologist's report (Photo courtesy Doron Golan) For almost 30 years the Samir Kuntar file has sat in the district courthouse archives in Haifa. Its contents were never authorized for publication. Until yesterday. Right before his expected release in two days' time, the court acceded to Yediot Aharonot's request and allowed Kuntar's testimony, copies of the copious evidence and other testimonies in the file, the indictment and the judges' verdict, to be perused...
Besides the Pardons Department, no one has ever read the file - which was considered top secret by court administrators. On the few occasions that it was removed from the archives, it was accompanied by an armed security officer. Being a classified security file, the contents of File No. 578/79 had never been released for publication. Due to the obvious public interest, Justice Ron Shapira has permitted publication of everything in the file except one person's testimony. The judge also asked not to publish the pathological reports or any other detail that could harm the memory of the victims.
"I saw no reason to restrict access to the indictment and the sentence [as demanded by the prosecutors' office - N.G.]," explained the judge. "No one disputes that the matter of Kuntar's release and therefore the circumstances of his detention are subjects of public interest. I'm certain that the newspaper's request is justified."
Kuntar, a Lebanese Druze, was 17 when he commanded the terrorist cell of the Popular Front for the National Liberation of Palestine. He has never expressed remorse for killing Einat (age 4) and Danny (age 32) Haran and the police officer Eliyahu Shahar (age 24). He and the other surviving cell member, Ahmed Assad Abras, were sentenced to five life terms and another 47 years of imprisonment. In the Nahariya terror attack on April 22, 1979, Yael Haran (age 2) was also killed while hiding from the terrorists with her mother Smadar Haran. "I Did Not Kill" Kuntar was supposed to rot in jail until his dying day, but barring further delays in the deal with Hizbullah, on Wednesday morning he will say goodbye to his cellmates in Cell 33, Wing 3, in Hadarim Prison, be transported to the Rosh Hanikra border crossing, and celebrate his 46th birthday at home in the village of Aabey near the Beirut airport.
On the night of April 22, 1979, Kuntar and his accomplices sailed from Lebanon in a rubber dinghy and landed on the Nahariya beach. They shot at a police car, killing officer Eliyahu Shahar. Moving on, they broke into the nearby Haran family apartment at 61 Jabotinsky Street, and dragged Danny and four-year-old Einat to the beach. Smadar and two-year-old Yael hid in the attic, where Yael suffocated to death as her mother tried to keep her quiet - so the terrorists would not find them.  Rubber dinghy used by Kuntar and his accomplices (Photo courtesy Doron Golan) On the beach, during an exchange of fire with security forces, Kuntar shot Danny in the back at close range and murdered Einat as well. Two of his fellow terror cell members were killed; Kuntar and Abras survived and were put on trial.
Immediately following his capture, when his remand was extended, Kuntar confessed that he had bludgeoned Einat to death with the butt of his rifle. Later, however, when testifying in court, Kuntar denied the charges. "I reached Nahariya beach at 2:30 in the morning," he testified on January 6, 1980. "We tied our boat to a rock. We had instructions to avoid opening fire, to take hostages and bring them to Lebanon. I was commander of the cell. I planned to knock on the door at one of the houses. Majeed and I walked towards the building. I told him to ring the bell but not to speak, because I planned to speak English with the people living there. When we went in, Majeed buzzed one of the apartments, and Majeed spoke to the woman in Arabic and she answered him in Hebrew. He made a mistake and she didn't open the door.  Evidence from the pathologist's report showing Einat Haran's brain tissue on the butt of Kuntar's rifle - Click to enlarge (Photo courtesy Doron Golan) "I then heard the sound of a car driving up and stopping... I opened fire, then we went up to one of the apartments, where we pulled out a man and a girl so we could take them with us. I decided we should take the girl with us to ensure we'd stay alive, and then return her from Lebanon to Israel via the Red Cross.
"While we were with them, shots were fired at us... I shot some rounds at those people with my Kalashnikov rifle and hit one of them; he went down. When I saw the boat had been hit... we tried to retreat by land and escape the gunfire coming our way... Tthe army began an assault on us... I wanted to find a way to tell them to stop shooting at us, because our whole objective was to take hostages to Lebanon. But I didn't have a megaphone... I was hit by five bullets. Then [Danny] Haran got to his feet and signaled to the army forces with his hand to stop them from firing. He was hit by the bullets being shot at him by the soldiers. The five bullets that hit me struck sensitive places, so I lost a lot of blood and passed out. I didn't know what else was happening with me until I woke up in the morning and found myself in the military's hands. I didn't hurt the girl at all and I didn't see how she met her death."
However, in court, prosecution witness no. 4 testified that he saw Danny Haran stand up and shout, "Cease your fire, don't shoot. My little girl is here." Immediately thereafter he saw Danny shot by Kuntar. Testimony was also given in court by a doctor who ruled that Einat's death had been caused by a direct blow with a blunt instrument, something like a stick or a rifle butt.  Danny, Einat and Yael Haran - among Samir Kuntar's victims (Photo courtesy Doron Golan) Satanic Act The court sessions were unbearable for Smadar Haran. In one of them, Kuntar's defense attorney claimed that he had been beaten in the detention center. Smadar, who could not stand it any longer, muttered something at the murderers - causing the head judge to demand that she apologize. Smadar elected to exit the courtroom quietly, but refused to give an apology.
Slain officer Eliyahu Shahar's mother did not attend the reading of the sentence in January 1980. Her heart had given out four days earlier. All those present in the courtroom, accustomed to seeing her there every session, felt her absence. Smadar Haran sat with her head downcast, bowed over in pain. Kuntar, according to the report in Yediot Aharonot at the time, actually looked amused.
"Kuntar went over to Einat Haran and hit her head twice with the butt of his rifle, with the intent of killing her," wrote the judges in their verdict. "The other defendant also struck her head forcefully. As a result of the blows, Einat suffered skull fractures and fatal brain damage, causing her death. They murdered the hostages - a helpless father and daughter, in cold blood." They wrote in the sentence, "By these acts the defendants reached an all-time moral low... an unparalleled satanic act... the punishments we are about to impose on the defendants cannot begin to match the brutality of their actions..."
Kuntar, who managed to complete a bachelor's degree in social studies and humanities while in Israeli prison, was categorized by the Israeli government as a bargaining chip in the Ron Arad affair. That was four years ago, during the deal to return Elhanan Tannenbaum and the bodies of three IDF soldiers who had been kidnapped from Mt. Dov in 2000. Israel agreed to release Kuntar only in exchange for information on Ron. No information was received, and Kuntar remained in jail.
Two weeks ago, Smadar Haran held a press conference, and made it clear that she is reconciled to the deal being made with Hezbullah. Eldad Regev and Ehud Goldwasser will be returned to Israel in exchange for Kuntar's release. "Kuntar is not my personal prisoner," she explained. In two days, apparently, her family's murderer will be liberated, and Israel still will not have any reliable information on the fate of the captured navigator.
Lior El-Hai and Meir Turgeman contributed to this report. Fonte: mfa.gov.il Abbiamo appreso in precedenza dell'accordo tra Israele e Hezbollah per lo scambio di prigionieri. Vediamo a riguardo un nuovo servizio di Sky TG24. Ma chi è questo Samir Kuntar che Israele rilascerà in cambio dei due soldati rapiti (e probabilmente uccisi) nel 2006? Leggiamo questo articolo tratto da Israele.net e riportato sul sito de L'Occidentale. Guardiamo anche un video pescato da YouTube. Chi è Samir Kuntar, l'uomo dello scambio  Il 22 aprile 1979 Kuntar guidò un gruppo di quattro terroristi che, partiti da Tiro a bordo di un gommone, sbarcarono verso mezzanotte sulla spiaggia di Nahariya, città israeliana una decina di km a sud del confine israelo-libanese, con lo scopo di compiervi un attentato. I quattro si imbatterono in un agente di polizia israeliano, Eliyahu Shahar, che uccisero all’istante. Dopodiché entrarono in un edificio al numero 61 di via Jabotinski e fecero irruzione nell’appartamento della famiglia Haran prima che potessero sopraggiungere rinforzi di polizia. I terroristi presero in ostaggio Danny Haran, 28 anni, insieme alla figlia Einat di quattro anni. La madre, Smadar Haran, fece in tempo a nascondersi in un soppalco sopra la stanza da letto insieme alla figlia Yael, di due anni, e a una vicina. “Non dimenticherò mai – ha successivamente raccontato Smadar –l’allegria e l’odio nelle voci degli uomini di Kuntar mentre si aggiravano per la casa dandoci la caccia, sparando coi mitra e gettando granate. Sapevo che se avessero sentito Yael piangere avrebbero gettato una granata nel nostro nascondiglio uccidendoci tutte. Così tenni la mano sulla sua bocca per non farla gridare. Acquattata là dentro, mi tornavano alla mente i racconti di mia madre su quando si nascondeva dai nazisti durante la Shoà”. Tragicamente in quei frangenti Smadar provocò la morte per soffocamento della figlia Yael, accorgendosene solo troppo tardi. Nel frattempo Kuntar e i suoi uomini tentavano una sortita e uscivano dall’edificio trascinando Danny e la piccola Einat sulla spiaggia, dove ingaggiavano una sparatoria con agenti e soldati israeliani. Fu in quel momento che Samir Kuntar sparò a bruciapelo alla schiena di Danny Haran davanti agli occhi della figlioletta, immergendolo poi in mare per assicurarsi che fosse morto. Subito dopo venne visto uccidere la piccola sfondandole il cranio con il calcio del fucile contro le rocce della spiaggia. Intanto nella sparatoria rimanevano uccisi un secondo agente israeliano e due uomini di Kuntar (Abdel Majeed Asslan e Mhanna Salim Al-Muayed). (fonte israele.net) Fonte: L'Occidentale Personalmente mi sembra un vero schifo che si pretenda la liberazione del responsabile di un crimine così efferato.
Nonostante ciò gli Hezbollah considerano la liberazione di Kuntar come una loro vittoria e un'umiliazione per Israele. Ecco la traduzione dell'articolo tratto dal sito del Jerusalem Post. Ufficiale Hezbollah: accettazione israeliana dell'accordo dimostra "fallimento umiliante"  Un ufficiale Hezbollah ha affermato che l'approvazione israeliana dello scambio di prigionieri con il suo gruppo è un'ammissione ufficiale della sconfitta di Israele. Il comandante Hezbollah nel sud del Libano, Sheik Nabil Kaouk, ha detto che lo scambio di prigionieri che si sta per compiere mostra "l'umiliante fallimento israeliano nei confronti della resistenza, militare e politica". Il governo israeliano ha approvato l'accordo martedì, un giorno dopo il previsto ritorno di cinque prigionieri libanesi in cambio dei due soldati israeliani catturati dagli Hezbollah nel 2006. Kaouk ha detto che considera l'accettazione israeliana una "ammissione ufficiale di sconfitta". Tradotto da: JPost.com Di diverso avviso Miki Goldwasser, la madre di Ehud Goldwasser, uno dei due soldati rapiti nel 2006 dagli Hezbollah, che afferma che lo scambio è una vittoria per Israele. Vediamo in cosa consiste questa sua convinzione. "Decisione del governo è una vittoria per Israele" La decisione del governo di ratificare l'accordo di scambio con gli Hezbollah è un trionfo per Israele. Lo ha dichiarato martedì a Radio Israel Miki Goldwasser, madre di Ehud Goldwasser, il riservista dell'IDF rapito.
Ha spiegato che sente che la decisione è una vittoria nei confronti degli Hezbollah e del capo dell'organizzazione Sheikh Hassan Nasrallah, che ha combattuto per liberare un assassino e prevede di festeggiare per il suo rilascio. La donna ha definito ciò una "vergogna" per l'intera nazione libanese.
Goldwasser ha aggiunto "la nostra nazione è forte e sa a cosa tiene lui (Nasrallah) e combatteremo ancora."
"Voglio vedere la mia nazione tenere orgogliosamente la sua testa e dire 'abbiamo vinto'" ha aggiunto.
Tradotto da: JPost.com
Sono d'accordo con Miki Goldwasser quando afferma che è vergognoso combattere per la liberazione di un assassino (che ha persino ucciso una bambina sfondandole il cranio) e non credo che si tratti di una vera vittoria degli Hezbollah dato che il prigioniero in realtà viene liberato dopo circa 30 anni di prigionia (insomma, la sua pena, seppur non completamente, l'ha scontata).
Certo però che non si capisce a cosa sia servita la guerra in Libano nel 2006 se questa è stata mossa da Israele per liberare i soldati rapiti e oggi ci si ritrova a scarcerare un detenuto assassino in cambio dei loro corpi probabilmente esanimi. Secondo me Israele non ha sbagliato ad iniziare quella guerra, semplicemente doveva concluderla meglio. A pensarlo non sono solo io, anche il rapporto Winograd dice più o meno le stesse cose. Direi una vera occasione sprecata.
 In occasione dell'anniversario della Presa della Bastiglia in Francia, a Parigi erano presenti moltissimi capi di Stato per inaugurare una nuova unione di paesi del Mediterraneo (chiamata UPM, detta anche Euromed), tra i quali il premier israeliano Olmert, il presidente dell'ANP Abbas (Abu Mazen) e il presidente siriano Assad. La presenza di quest'ultimo è stata fortemente contestata. Leggiamo un articolo a riguardo. FRANCIA: PARATA DEL 14 LUGLIO SI CHIUDE TRA POLEMICHE PER PRESENZA ASSAD (ASCA-AFP) - Parigi, 14 lug - Coronando un soggiorno a Parigi che gli ha permesso di rompere il suo isolamento diplomatico, il presidente siriano Bashar al-Assad ha assistito oggi accanto a numerosi leader stranieri alla parata del 14 luglio, una presenza simbolica che ha scatenato le polemiche. I 43 leader che ieri hanno preso parte al lancio dell'Unione per il Mediterraneo erano stati invitati dal presidente francese Nicolas Sarkozy a questa parata militare che rappresenta il culmine della festa nazionale.
Sotto un sole splendente, Assad, occhiali neri ha preso posto, sorridente, nella tribuna d'onore allestita in place de la Concorde.
Seduto accanto a Sarkozy, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente palestinese Mahmoud Abbas e quello egiziano Hosni Mubarak, Assad ha assistito al passaggio di circa 4.000 soldati, tra i quali i celebri legionari.
Nella tribuna si trovava anche il Primo ministro israeliano Ehud Olmert, ma come ieri nel corso del vertice, i leader di questi due Paesi formalmente in guerra dal 1948 si sono evitati. Assad si e' defilato nel momento in cui Olmert stringeva le mani ad altri leader.
La presenza di Assad, alla guida uno dei regimi piu' repressivi del mondo arabo, e' stata duramente criticata dall'opposizione di sinistra e dalle organizzazioni di difesa dei diritti umani.
Anche alcuni ex militari francesi hanno manifestato la loro contrarieta', parlando di un''attentato alla memoria'' dei 58 soldati francesi uccisi nell'attentato contro la caserma Drakkar a Beirut, avvenuto il 23 ottobre 1983, nel quale numerosi osservatori hanno visto la mano della Siria.
A margine della parata, il responsabile dell'organizzazione Reporter senza frontiere, Robert Menard, e' stato arrestato dalla polizia insieme a una decina di militanti che gridavano ''Liberta' in Siria''. L'azione non ha tuttavia turbato lo svolgimento della parata. La discesa degli Champs-Elysees da parte del presidente francese ha provocato applausi e qualche fischio tra le decine di migliaia di spettatori.
La principale innovazione della parata, giorno della commemorazione della presa della Bastiglia durante la Rivoluzione francese, e' venuta dalla lettura da parte dell'attore Kad Merad di estratti del Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Le frasi sulla necessita' che i diritti umani ''siano protetti da un regime di diritto'' e sullo ''sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni'' hanno assunto una particolare risonanza di fronte a una tribuna del genere.
Sarkozy aveva minimizzato l'impatto della presenza di Assad, affermando che non era che un invitato tra gli altri.
Lo stesso Assad ha evitato di alimentare la polemica e di rispondere alle parole del capo della diplomazia francese, Bernard Kouchner, che aveva affermato che la presenza del leader siriano ''non lo esaltava particolarmente''. ''Si tratta semplicemente di scalpore politico'', aveva detto Assad a France 2 domenica sera.
La parata ha coronato il weekend di gloria di Assad, che si e' presentato come attore fondamentale del processo di pace in Medio Oriente.
Dopo un faccia a faccia con Sarkozy all'Eliseo, il presidente siriano ha incontrato anche Ban e il Primo ministro turco Receo Tayyip Erdofgan, cosi' come due volte il suo omologo libanese Michel Sleiman. I due leader hanno dato il loro assenso alla prossima apertura di relazioni diplomatiche per la prima volta dall'indipendenza dei loro Paesi piu' di 60 anni fa.
In occasione della festa infine, Sarkozy ha concesso il titolo di cavaliere della Legion d'Onore all'ex candidata alla presidenza colombiana Ingrid Betancourt.
Sarkozy ha insignito Betancourt di una delle massime onorificenze francesi nei giardini dell'Eliseo, appuntandole sull'abito la medaglia durante una cerimonia trasmessa in diretta dalla televisione francese.
Fonte: ASCA Sia Olmert che Abbas hanno affermato che mai si è stati così vicini alla pace in Medio Oriente. Non tutti però sono convinti di ciò. Leggiamo questo articolo tratto dal blog di Panorama e guardiamo il servizio di Sky TG24. Olmert e Abbas, la scommessa della pace  Palazzo dell’Eliseo: il presidente Anp Mahmmoud Abbas,il padrone di casa Nicolas Sarkozy, il premier israeliano Ehud Olmert Sono due uomini politici che vivono un momento di forte debolezza. Riusciranno a darsi forza vicendevolmente? La scommessa è tutta lì. Nel tentare di riprendere le fila di un processo di pace che fino all’altro giorno appariva moribondo e che, invece, ora, se il suo stato di salute migliorasse, potrebbe contribuire a risollevare le sorti del premier israeliano Ehud Olmert e del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen. Forse, è proprio per questo che i toni usati dai due governanti, nella conferenza stampa congiunta con Nicolas Sarkozy a Parigi, sono stati all’insegna dell’ottimismo. Israeliani e palestinesi “non sono mai stati così vicini ad un accordo di pace” - ha detto Olmert. E Abu Mazen non ha smentito. Anzi. Ha rilanciato, affermando che sono stati avviati colloqui approfonditi tra le parti.
La carta disperata di Olmert. “Il dialogo tra i due è un fatto positivo, ma io non riesco a essere cosi’ ottimista” - dice a Panorama.it Ghassan Khatib, ex ministro della Pianificazione dell’Anp, vice presidente della Università palestinese di Bir Zeit e direttore del Jerusalem Media and Communication Center, un prestigioso centro studi che monitora i cambiamenti dell’opinione pubblica palestinese. Intellettuale moderato, schierato con le colombe, criticato spesso dai falchi di entrambi gli schieramenti, questo politologo palestinese non riesce a risparmiare critiche alle parole professate al Vertice dell’Unione per il Mediterraneo da Olmert e Abu Mazen. “Purtroppo non vedo progressi nel processo di pace. Con questa uscita, penso che il primo ministro israeliano abbia voluto distrarre la sua opinione pubblica dal grave scandalo in cui è coinvolto. Olmert vuole proporsi come il perno di un trattativa che è ben lontana da una sua conclusione positiva. E’ come se dicesse al suo elettorato: nonostante le indagini penali su di me, io adesso non posso dimettermi perché mi sto occupando di una cosa più importante, la pace con i palestinesi”. Khatib si riferisce alle ultime rivelazioni sull’inchiesta in cui è rimasto coinvolto il premier israeliano. Venerdì scorso, alla vigilia del suo viaggio in Francia, Olmert era stato sottoposto ad un lungo e a tratti teso interrogatorio da parte della polizia. La magistratura, dopo averlo accusato di aver ricevuto “mazzette” per un valore complessivo di 150 mila dollari dal finanziere statunitense Morris Talansky ora gli contesta anche la gestione “allegra” di fondi pubblici quando era, prima, sindaco di Gerusalemme e poi, ministro dell’industria.
Due debolezze. Secondo la tesi di Khatib, quindi Olmert punterebbe al processo di pace come unica speranza di sopravvivenza politica. Come fa anche il leader palestinese Abu Mazen. E non perché ci siano inchieste penali aperte su di lui, ma perché è quella l’unica strada per recuperare consenso tra la sua gente, delusa dalle promesse mancate di Israele, dilaniata dalla guerra civile con Hamas, sconfortata dalla difficile situazione economica. “La politica di Abu Mazen è basata solo sul processo di pace. Ci deve credere ad ogni costo, nonostante è stato lui stesso a criticare, pochi giorni prima dell’incontro con Olmert, la tattica dilatatoria israeliana. Per questo, lui ha chiesto l’intervento degli Usa e dell’Europa”. Una politica che, secondo Ghassan Khatib, è destinata a fallire. La somma della debolezza del premier di Gerusalemme e del presidente di Ramallah “purtroppo, sarà un disastro per la pace”. Per l’ex ministro palestinese, infatti, il leader di Kadima andrà incontro alla sfiducia alla Knesset. “Il prossimo anno si voterà in Israele e, credo, vinceranno le formazioni più estremiste”. Come conseguenza ci sarà una recrudescenza delle posizioni più radicali anche in campo palestinese, con un nuovo confronto tra Al Fatah e Hamas, che porterà ad un ulteriore indebolimento di Abu Mazen. In questo scenario, il sogno della nascita di uno Stato Palestinese, secondo il politologo di Bir Zeit, si allontana. “Purtroppo credo che la speranza di vederlo fondato entro pochi anni, sia vana.” Il pessimismo di Khatib è molto diffuso tra i palestinesi. Ma anche tra gli israeliani che volevano un accordo con la controparte. Nonostante i sorrisi di Olmert e Abu Mazen, il futuro del Medioriente dovrebbe essere negli artigli dei falchi e non sulle ali delle colombe.
Fonte: Panorama In tutta questa euforia per le rinnovate speranze di pace (almeno a parole) dei due leaders c'è da registrare una sola nota dolente. I capi di Stato presenti, in occasione dell'incontro dell'UPM, si sono succeduti in conferenza stampa: al momento in cui la parola spettava al premier israeliano Olmert Abu Mazen e Assad si sono alzati e se ne sono andati. Vediamo di capirne di più con questo articolo dell'APCOM citato dal sito Alice News. Euromed; Assad e Abu Mazen 'offuscano' trionfo di Sarkozy Al via Upm tra speranze di pace e appelli all'amore dall'Eliseo  Bruxelles, 14 lug. (Apcom) - Per il presidente della Francia e dell'Unione europea il varo dell'Unione per il Mediterraneo (Upm) al vertice di Parigi è "un sogno diventato realtà". Ma i presidenti di Siria e dell'Autorità palestinese, Bashar al-Assad e Abu Mazen, gli rovinano la festa, alzandosi nel momento in cui al tavolo dei 43 Paesi partecipanti è intervenuto il primo ministro israeliano Ehud Olmert. Un incidente - negato da Sarkozy ma confermato a mezza bocca dall'altro sponsor dell'Upm, l'egiziano Hosni Mubarak - che incrina il clima di fiducia ispirato dagli incontri ospitati da Sarkozy a margine del summit, tra Libano e Siria, e ieri tra Olmert e Abu Mazen.
La notizia sull'assenza di Assad è stata lanciata da fonti diplomatiche israeliane. In conferenza stampa, Mubarak nicchia sull'argomento, cercando goffamente di minimizzare. Prima riferendo che neanche Abu Mazen era presente, e poi con una battuta: "se uno non ascolta il discorso, può sempre leggersi il testo dopo". Sarkozy, invece, ha negato tutto: "Assad è stato presente tutto il pomeriggio. Non so chi l'abbia detto", ha tagliato corto, arrabbiandosi poi con una giornalista che ha 'osato' sottolineare l'assenza al summit del re del Marocco, Mohammed IV.
In mattinata, il clima era diverso. "Penso che non siamo mai stati così vicini alla possibilità di un accordo come oggi", ha dichiarato Olmert dopo essere stato ricevuto all'Eliseo insieme ad Abu Mazen. Il premier israeliano ha annunciato anche la possibilità di avviare "molto presto" un contatto diretto con la Siria, superando la mediazione indiretta condotta al momento dalla Siria. Assad ha risposto tramite un'intervista ad Al Jazeera, confermando l'obiettivo di "relazioni normali" con Gerusalemme. Mentre Sarkozy, secondo fonti dell'Eliseo, ha promesso di impegnarsi tramite la Siria per arrivare alla liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit, rapito da Hamas nel giugno 2006.
Il vertice si è comunque concluso con l'approvazione di una dichiarazione in cui si delineano i tratti essenziali della nuova iniziativa - da rendere pienamente operativa entro fine anno - e un impegno per la non-proliferazione nucleare in Medio Oriente, sottoscritta anche da Israele. L'Upm avrà una co-presidenza, retta da Sarkozy da parte europea e da Mubarak a nome della sponda sud del Mediterraneo. A novembre si terrà una riunione a livello dei ministri degli Esteri, che deciderà sulla sede del segretariato e la sua composizione.
Alv/Aqu/Mar Fonte: Alice News Il premier francese Nicolas Sarkozy auspicava anche in una stretta di mano tra Olmert e Assad. Purtroppo però questa non c'è stata. Ecco le motivazioni del presidente siriano in quest'altro flash dell'agenzia APCOM. M.O./ DA ASSAD NESSUN GESTO DI BUONA VOLONTA' VERSO OLMERT Roma, 14 lug. (Apcom) - Il presidente siriano Bashar al Assad è consapevole di essere in una posizione di forza nel negoziato con Israele, e non intende in questo momento fare alcun gesto di "buona volontà" verso il premier israeliano Ehud Olmert, la cui posizione è invece molto debole a causa dei guai giudiziari che gli sono piombati sulla testa nelle ultime settimane. Lo ha riferito una fonte siriana al quotidiano israeliano "Haaretz".
"I colloqui indiretti (tra Israele e Siria) andranno avanti fino a quando non ci sarà un partner americano", ha detto la fonte. "Assad, in questa fase, non farà alcun gesto di buona volontà verso il premier israeliano, neanche una stretta di mano, perchè non c'è motivo di un gesto di questo tipo nei confronti di un premier debole".
I siriani temono che "un gesto di buona volontà possa essere utilizzato da Olmert per esigenze di politica interna e non per far avanzare il processo di pace con la Siria".
Ieri a Parigi, a margine del vertice dell'Unione per il Mediterraneo, Assad e Olmert hanno svolto un colloquio indiretto attraverso la mediazione del premier turco Recep Tayyp Erdogan. In serata, il presidente siriano, intervistato da France 2, ha detto che la pace con Israele potrà essere raggiunto nel giro di due anni.
Fonte: Alice News
Una motivazione secondo me veramente forzata e priva di senso. Sarebbe stato un piccolo passo verso la pace, invece Assad ha deciso di rinunciare. In ogni caso le accuse di corruzione a carico del premier Olmert rischiano di far perdere credibilità allo Stato ebraico e di penalizzare il processo di pace; aspettiamo le primarie del partito Kadima e speriamo bene.
Leggiamo, per finire, le previsioni di Assad circa le conseguenze di un eventuale attacco israeliano all'Iran in questo articolo tratto da Panorama. Assad: “Un attacco all’Iran? Israele ne pagherebbe le conseguenze”  Il presidente siriano Bashar El Assad e quello iraniano Mahmoud Ahmadinejad A Parigi al vertice dell’Unione Mediterranea, ambiziosa creatura di Sarkozy, c’è un convitato di pietra: l’Iran. Impossibile non fare i conti con Ahmadinejad quando si tratta di arrivare a trovare una soluzione negoziata in Medio oriente. L’ha fatto capire oggi Bashar El Assad, il presidente siriano, uno dei personaggi chiave del vertice, impegnato da tempo in una trattativa assai complicata - con la mediazione di Ankara - volta a trovare un accordo sui territori contesi con Israele: “Un eventuale attacco militare alle infrastrutture nucleari iraniane” ha avvertito il numero uno di Damasco “avrebbe gravi conseguenze per gli stessi Stati Uniti, per Israele e per il modo intero”. “Lo Stato ebraico”, ha aggiunto, “pagherebbe direttamente il prezzo di questa guerra”.
La Siria è ancora considerata uno “stato canaglia” dagli Stati Uniti per il suo sostegno a gruppi terroristici in Libano e Iraq, ma Sarkozy ha invitato comunque Assad per il suo ruolo chiave nella regione. Ieri, pur evitando in modo evidente di incrociarsi con Olmert, il leader siriano ha espresso in un’intervista ad Al Jazeera la sua volontà di arrivare a relazioni “normali” con Israele e in un altro colloquio con i giornalisti di France 2 ha detto che “firmare un accordo di pace con Tel Aviv è una questione che richiede sei mesi, due anni al massimo, se le due parti sono serie e mantengono conversazioni dirette”. Aperture a tutto campo anche verso il Libano, dove la Siria è considerato uno dei principali sponsor di Hezbollah: sabato Assad ha incontrato l’uomo forte di Beirut, Michel Slemaine, al Ritz. “Un progresso storico” ha subito definito l’incontro Sarkozy, “la volontà del presidente Assad di aprire una rappresentanza diplomatica in Libano”.
Bashar El Assad, insomma, con l’invito al vertice euromediterraneo di Parigi ha riconquistato un ruolo riconosciuto e visibile nel processo di stabilizzazione del Medio oriente. Eppure il presidente siriano è ben lontano dal voler censurare esplicitamente l’alleato iraniano, che con il suo programma nucleare e le minacce a Israele si è guadagnato l’isolamento internazionale.
Nelle intenzioni di alcuni leader occidentali come Nicolas Sarkozy, la Siria può effettivamente rappresentare il tramite tra l’Europa e Teheran. In una fase di disgelo, però, sarebbero gli Stati Uniti ad assumere il ruolo del convitato di pietra. Da sempre contraria a riconoscere la centralità di Damasco, Washington si trova oggi, dopo le due guerre dei mandati di Bush, schiacciata in una parte che Assad ha definito da “guerrafondaio”. “La logica di quest’amministrazione” ha aggiunto “non è quella nostra, quella di gran parte delle nazioni europee”. Il problema di un attacco, ha concluso in un’intervista a radio France Inter, è che “quando si intraprende un’azione simile in Medio Oriente, non si potrebbero riuscire a gestire le reazioni che potrebbero svilupparsi per anni o per decenni”.
Fonte: Panorama
Iran testa lancio missili a lungo e medio raggio
TEHERAN (Reuters) - L'Iran ha testato oggi nove missili a lungo e medio raggio e ha avvertito gli Stati Uniti e Israele di essere pronto a reagire nel caso in cui fosse attaccato a causa del suo contestato programma nucleare.
Washington, che sostiene che Teheran stia cercando di dotarsi di un arsenale militare atomico, ha detto all'Iran che, se vuole riconquistare la fiducia del mondo, deve sospendere qualsiasi test missilistico.
Fra gli ordigni provati oggi, secondo i media iraniani, sembrerebbe essercene uno in grado di raggiungere Israele e le basi militari statunitensi nella regione.
Gli avvenimenti di oggi hanno smosso i mercati finanziari con il prezzo del petrolio che, poco dopo essere sceso da una cifra record, è tornato ad aumentare di 2 dollari in seguito alla notizia dei test iraniani.
L'ipotesi di un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani, che Teheran sostiene abbiano il solo scopo di produrre energia, è diventata più concreta in seguito ad un'esercitazione fatta il mese scorso da Tel Aviv alla quale avrebbero partecipato oltre 100 aerei da combattimento. Gli Stati Uniti , inoltre, non hanno mai escluso l'opzione militare contro la repubblica islamica nel caso in cui la diplomazia dovesse fallire i tentativi di risolvere la crisi.
"Avvertiamo i nemici che intendono minacciarci con esercitazioni militari e vacue operazioni psicologiche che la nostra mano sarà sempre pronta sul grilletto e i nostri missili sempre pronti ad essere lanciati", ha detto il comandante dell'aviazione delle Guardie rivoluzionarie Hossein Salami, secondo quanto riportato dall'agenzia iraniana Isna.
La televisione iraniana ha mostrato le immagini dei missili che decollavano lasciando dietro una lunga scia di vapore acqueo.
"Gli iraniani dovrebbero trattenersi dal testare altri missili se veramente vogliono guadagnare la fiducia del mondo", ha detto il portavoce della Casa Bianca Gordon Johndroe.
A G8 USA NON MENZIONANO OPZIONE MILITARE
Al termine del G8, però, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto che, durante il summit, gli Stati Uniti non hanno fatto alcun riferimento alla possibilità di un intervento militare contro l'Iran.
"No, nessun accenno a una opzione militare da parte degli Stati Uniti", ha risposto Berlusconi a una domanda in merito durante una conferenza stampa a margine dei lavori del G8. "Quello che si è detto è che Israele non potrà mai accettare un Iran dotato di bomba atomica", ha aggiunto.
Anche il ministro degli Esteri Frattini ha espresso preoccupazione per i test iraniani.
"Il test chiarisce di che cosa stiamo parlando. Sono missili molto pericolosi, ecco perché tutta la comunità internazionale e non solo Israele ha interesse a bloccare questa escalation in modo definitivo", ha detto Frattini dopo aver incontrato funzionari del governo israeliano durante una visita in Medio Oriente.
Intanto, il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha approfittato della situazione per giustificare il progetto dell'amministrazione Bush di costruire uno scudo di difesa anti-missili nei paesi dell'Europa orientale, progetto a cui la Russia si oppone fermamente.
"Quelli che dicono che non esiste alcuna minaccia iraniana contro cui costruire una difesa anti-missili forse dovrebbero discutere con gli iraniani ... del raggio di azione dei missili che hanno testato oggi", ha detto Rice dalla Bulgaria.
La Russia, che fino ad ora si è opposta all'idea di imporre sanzioni contro l'Iran, sostiene di essere comunque molto preoccupata del programma nucleare di Teheran.
Il gruppo dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, insieme alla Germania, hanno offerto un pacchetto di incentivi economici all'Iran per convincerlo ad abbandonare le attività di arricchimento di uranio, che più si prestano ad essere utilizzate per convertire un programma civile a scopi nucleare.
09/07/2008 Fonte: Reuters
Guardate attentamente la foto in cima a questo intervento: sembra che sia stata ritoccata per aggiungere uno o due missili in più. Insomma, Ahmadinejad intende far credere di poter disporre di una forza militare maggiore delle sue reali possibilità. Leggiamo questo articolo del TGCom.
Iran, ritoccata la foto dei missili Il quarto razzo sarebbe stato aggiunto
L'Iran ha mostrato al mondo la foto ritoccata del lancio di quattro razzi: nello scatto originale erano tre, il quarto è stato aggiunto. Lo scatto, pubblicato dalla pagina web d'informazione dei Guardiani della rivoluzione, mostra i missili che si alzano in volo, da una non precisata località nel deserto iraniano, lasciando una scia e nuvole di fumo. Ma gli esperti di fotografia sentenziano: "E' un falso opera di fotoritocco".
Secondo quanto riportato dal canale televisivo iraniano in arabo, Al-Alam, la foto era destinata ad illustrare il lancio da parte dei Pasdaran di un totale di nove missili, dei quali uno, lo Shahab 3, capace di raggiungere Israele.
Ma alcuni professionisti della fotografia hanno espresso forti dubbi sull'autenticita' dell'istantanea e in particolar modo sull'effettiva presenza di un missile, il secondo a partire da destra. "E' una foto ritoccata. Si vede subito che il missile è stato duplicato", ha affermato Gerard Issert, tecnico del trattamento dell'immagine ai laboratori Granon, uno dei più conosciuti a Parigi.
Gregoire Korganow, fotografo del quotidiano francese Liberation dal 1993 al 2002, si è detto "sicuro che la foto è stata rielaborata, le due linee di fumo sono in realtà l'una la riproduzione dell'altra". "E' un falso, si vedono gli stessi dettagli. Ci può essere stato il lancio di uno, due missili, ma sicuramente non di quattro", aggiunge un altro fotografo, Thierry Cohen, che ha lavorato per il quotidiano francese Le Monde 2.
Ban Ki-moon: "L'Iran sia responsabile" Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon invita il governo iraniano a comportarsi "da membro responsabile delle Nazioni Unite". Lo ha detto commentando gli ultimi test missilistici del Paese asiatico. Ban Ki-moon ha ricordato poi che "Teheran deve rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, che ha votato una serie di sanzioni internazionali".
Fonte: TGCom
Questo video illustra come sono state taroccate le foto.
Ahmadinejad evidentemente teme l'attacco occidentale e per questo cerca di incutere timore a USA e Israele con foto false per farli desistere. In ogni caso c'è ben poco di che fidarsi: già avevo spiegato qui i motivi, ora aggiungiamoci anche queste provocazioni.
M.O.: UN PALESTINESE UCCISO A GAZA, PRIMA VITTIMA DALL'ACCORDO DI TREGUA

(ASCA-AFP) - Gaza City, 10 lug - Le truppe isareliane hanno sparato e ucciso un palestinese lungo il confine con la Striscia di Gaza: si tratta della prima vittima dall'entrata in vigore della fragile tregua tra Israele e Hamas accordata tre settimane fa.
''Alle tre di notte circa l'esercito ha identificato una persona sospetta mentre stava oltrepassando la frontiera tra Gaza e Israele, vicino a Kissufim. Le forze di sicurezza gli hanno intimitato lo stop sparando alcuni colpi di avvertimento in aria. L'uomo non si e' fermato e i soldati gli hanno sparato, uccidendolo'', ha detto il portavoce dell'esercito israeliano all'Afp.
''Quando i militari si sono avvicinati al corpo del palestinese hanno visto che era disarmato'', ha aggiunto il portavoce spiegando che piu' volte in questa area i militanti palestinesi hanno tentato di collocare delle bombe nella zona di frontiera.
red/cam/alf Fonte: ASCA
Sono pronto a scommettere che Hamas rinfaccerà questo omicidio ad Israele per i prossimi due mesi. Nonostante la persona uccisa stesse oltrepassando la frontiera senza permesso violando le regole (anche se comunque pure i soldati israeliani si potevano pure risparmiare di ucciderlo essendo il malcapitato disarmato); nonostante Israele abbia nei giorni scorsi aperto i valichi (vedere qui) ignorando i continui lanci di razzi palestinesi (vedere qui).
Insomma, spero nella buona volontà anche da parte di Hamas di continuare la tregua nonostante tutto. Il 5 giugno del 1967 ebbe inizio la cosiddetta Guerra dei Sei Giorni, che portò Israele a conquistare Gerusalemme est, le alture del Golan, la penisola del Sinai, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania.  Questo documentario della BBC parla del conflitto in maniera estremamente approfondita raccontandolo in tutte le sue fasi, dalle scintille che lo hanno provocato alla conquista di Gerusalemme da parte di Israele. Di seguito la cronologia degli avvenimenti della Guerra dei Sei Giorni attraverso i flash dell'agenzia ANSA, senza commenti personali. Tratti dal sito Cronologia.it.
5 GIUGNO 1967 - ore 08.36 - Tel Aviv - Un comunicato ufficiale ha annunciato che violenti combattimenti sono cominciati nel sud dello stato di Israele tra le forze israeliane ed egiziane in seguito a penetrazioni di carri armati egiziani in territorio israeliano con appoggio dell'aviazione. I combattimenti sono cominciati nelle prime ore della mattina. ORE 08.59 - Il comunicato, letto da un portavoce militare, afferma che "un aspro combattimento è in corso sul fronte meridionale tra le forze aeree e corazzate egiziane, che si sono spinte verso Israele, e forze israeliane che sono entrate in azione per bloccare la loro avanzata". ORE 09.06 - Radio Cairo ha annunciato che Israele ha attaccato la Repubblica araba unita (Rau). La radio ha aggiunto che le forze egiziane stanno resistendo al nemico. (09.06) ORE 09.28 - Dalle nove di questa mattina si sentono al Cairo sorde esplosioni. L'allarme aereo è stato dato alle 8.30, ora italiana. "Oltre che all'individuata scelta dell'ora del primo attacco, il folgorante successo dell'aviazione israeliana è da ascriversi alla superiore maestria dei piloti e del personale di terra, come pure un'organizzazione di primo piano. Se un osservatore si fosse trovato su un aeroporto israeliano, non avrebbe mai potuto immaginare che gli aerei che vedeva atterrare e dopo 7 minuti ripartire, erano gli stessi che avevano già compiuto una o più missione". SCENDONO IN CAMPO GIORDANIA E SIRIA CONTRO ISRAELE ORE 11.10 - Amman - Si impegnano anche Giordania e Siria. Radio Amman ha annunciato l'inizio dei combattimenti tra Israele ed Egitto ed ha aggiunto che l'intera nazione araba è ora unita. Re Hussein ha convocato una riunione d'emergenza. ORE 11.15 - Damasco - È stato annunciato ufficialmente che la Siria è impegnata nella battaglia contro Israele. Aerei siriani, precisa l'annuncio, stanno bombardando città israeliane. (11.15) ORE 12.10 - Gerusalemme - "Siamo stati attaccati" - "Siamo un piccolo paese, ma sappiamo combattere" ha dichiarato il ministro delle difesa Moshe Dayan nel suo ordine del giorno alle truppe; "l'attacco di sorpresa egiziano è un'aggressione contro di noi e noi risponderemo all'aggressione. Il nemico vuole distruggerci. Esso ha mobilitato tutte le sue forze, da Algeri al Kuwait. Soldati, voi siete la nostra speranza. La battaglia aerea e terrestre continua, il risultato finale non è noto, ma noi siamo sicuri di vincere. Non abbiamo conquiste territoriali da fare, ma vogliamo solo difendere la nostra sicurezza". ORE 12.28 - Tel Aviv - Alle 11.40 i giordani hanno aperto il fuoco contro il settore israeliano di Gerusalemme. Le forze israeliane hanno risposto. La sparatoria continua. ORE 13.48 - Tel Aviv - Tel Aviv - È stato annunciato che parecchi villaggi, kibbutz e importanti località come il centro balneare di Nathanya, a nord di Tel Aviv, sono stati bombardati questa mattina da aerei siriani e giordani. Due aerei Mig giordani sono stati abbattuti. Contemporaneamente, aviogetti giordani "Hunter" hanno attaccato le località di Kfar Yavetz, Mayaln e Far Sirkin, a nord di Tel Aviv. ISRAELE SI GIUSTIFICA ORE 16.53 - Tel Aviv - "Mai un paese ha fatto uso delle armi per un motivo più giusto e legittimo di quello che costringe Israele a combattere" ha dichiarato in una conferenza stampa il ministro degli esteri Abba Eban. Egli ha aggiunto che il Consiglio di sicurezza dell'Onu e le grandi potenze sono stati informati del fatto che Israele combatte per respingere l'aggressione egiziana, in base all'articolo 51 dello statuto dell'Onu. Il ministro ha aggiunto che le ostilità sono praticamente cominciate con il blocco di Elat e degli stretti di 'Eran nel golfo di Aqaba. Sono seguiti concentramenti "provocatori" di forze armate arabe ai confini di Israele, gli accordi di difesa tra alcuni stati arabi, il desiderio più volte proclamato dai dirigenti arabi di distruggere totalmente Israele e infine, questa mattina, il movimento di aerei e soldati verso il territorio israeliano con il bombardamento di villaggi situati vicino alla striscia di Gaza. Alla domanda se gli egiziani avessero superato la frontiera, Eban ha risposto: "I loro proiettili in ogni caso l'hanno superata". Il ministro ha aggiunto che Giordania e Siria sono poi entrate nel conflitto senza provocazione da parte di Israele. DOPO L'EGITTO, LA GIORDANIA, LA SIRIA, ENTRA IN GUERRA ANCHE L'IRAQ L'ATTEGGIAMENTO DELL'ITALIA - GLI USA NEUTRALI ORE 18.05 - Beirut - L'Iraq ha annunciato di considerarsi in stato di guerra con Israele ed ha avvertito che qualsiasi stato il quale aiuterà Israele sarà considerato come paese aggressore della repubblica irachena. ORE 19.43 - Roma - Gli ambasciatori d'Italia a Washington, Londra, Mosca e Parigi hanno ricevuto istruzioni telegrafiche dal ministro degli esteri Fanfani di dare comunicazione di un passo compiuto oggi dall'Italia presso i membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu, rispettivamente i governi americano, inglese, sovietico e francese, sottolineando la tesi italiana che tali governi, con l'autorità loro derivante di essere quattro membri permanenti del Consiglio di sicurezza, si devono adoperare affinché il Consiglio prenda le indilazionabili misure per conseguire il "cessate il fuoco" nel Medio Oriente. ORE 19.45 - Dopo l'appello rivolto stamane dall'Italia ai governi di Israele e della Rau, per il tramite di nostri ambasciatori, il ministro degli esteri Fanfani ha dato incarico ai rappresentanti diplomatici italiani nelle capitali di tutti i paesi del Medio Oriente coinvolti nella crisi in corso di presentare un analogo amichevole appello anche ai governi di quei paesi. ORE 20.03 - Washington - Il portavoce del dipartimento di stato, Robert McCloskey, ha affermato che l'atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti del conflitto nel Medio Oriente è "neutrale nei pensieri, nelle parole e nelle opere". Egli ha aggiunto che "vengono sottoposti ad urgente esame" tutti i programmi militari e civili di aiuti americani ai paesi appartenenti a quella zona e coinvolti nel conflitto. ORE 22.53 - Il portavoce ha aggiunto che gli Stati Uniti non sanno ancora chi ha sparato il primo colpo, e che la situazione rimane fluida e confusa. McCloskey ha reso poi noto che manifestazioni antiamericane si sono svolte in numerosi paesi arabi e in particolare a Tripoli e Bengasi in Libia, a Bassora in Iraq, a Damasco, Sanaa, Tunisi e Khartum. ANCHE MOSCA CON GLI ARABI CONTRO ISRAELE 6 GIUGNO ore 01.10 - Mosca - Una dichiarazione ufficiale afferma che l'Unione Sovietica, in linea con la sua politica di aiuto ai popoli vittime di aggressioni e a quelli da poco liberatisi dall'oppressione colonialista, appoggia risolutamente i governi della Rau, Siria, Iraq, Algeria, Giordania e degli altri stati arabi ed esprime la propria fiducia nel successo della loro giusta lotta per l'indipendenza e per i loro diritti sovrani. Condannando l'aggressione israeliana, il governo sovietico chiede che il governo israeliano, come primo passo urgente, ponga fine al conflitto militare e ritiri le proprie truppe dietro la linea stabilita dalla tregua. INTANTO PROSEGUONO I SUCCESSI ISRAELIANI ORE 02.30 - Tel Aviv - Il capo di stato maggiore israeliano Yitzhak Rabin ha fatto questa notte la seguente dichiarazione: "Le forze israeliane sono entrate nella parte nord della penisola del Sinai. Una colonna ha occupato Rafah e El Arish ed avanza verso Abu Ageila. Un'altra colonna ha occupato Khan Yunis e Direl Balah e combatte alla periferia di Gaza. Nel settore centrale, le unità israeliane hanno occupato Hadj el Hafir e Teramul Bais e sono penetrate nelle difese di Uni Qatif. Nel settore sud sono penetrate nelle posizioni avanzate di El Kuntila. Le forze israeliane hanno catturato un gran numero di prigionieri e ingenti quantità di armi, compresi carri armati e cannoni. L'esercito egiziano ha subito forti perdite, mentre le perdite israeliane sono relativamente leggere. Sul fronte giordano le forze israeliane sono in procinto di accerchiare Jenin ed hanno occupato un certo numero di villaggi e posizioni giordane nella regione di Gerusalemme". "Le forze israeliane hanno inflitto un forte colpo alle forze aeree egiziane, siriane, giordane ed irachene - ha concluso il generale Rabin - ed hanno distrutto 374 aerei e probabilmente altri 35 circa. Le forze aeree israeliane hanno attualmente la superiorità in tutta la regione". ORE 14.01 - Tel Aviv - Gli israeliani sono entrati nella città vecchia di Gerusalemme, in territorio giordano, e stanno procedendo ad operazioni di rastrellamento. ORE 14.06 - Il portavoce israeliano ha precisato che Gaza è caduta nelle mani israeliane alle 12.45, ora locale. Con la caduta di Gaza, la maggior parte delle cosiddette "forze palestinesi" di Ahmed Choukeyri sono state imbottigliate dagli israeliani. ORE 15.55 - Gerusalemme - E' confermato che forze israeliane sono penetrate questa mattina nel settore giordano di Gerusalemme, appoggiate da mezzi corazzati. Le truppe di Israele sarebbero praticamente in possesso della cosiddetta "città vecchia". A quanto pare, gli israeliani avevano dapprima circondato questa zona, sperando di indurre la guarnigione giordana alla resa, ma i giordani hanno reagito, con la conseguenza che si sono avuti scontri nelle strade. Ora, reparti motorizzati israeliani si starebbero dirigendo in direzione sud, verso Betlemme (la cui caduta è imminente) e Hebron, ricordato dalla sacra scrittura come quello in cui ebbe i natali Abramo. La notizia dell'occupazione dei Luoghi Santi ha suscitato viva emozione in Israele; in particolare è stato appreso con commozione che tra le località occupate figura anche il celebre "muro del pianto", già parte del tempio di Salomone. MOLTI PAESI ARABI ANCHE QUELLI NON IN GUERRA ROMPONO LE RELAZIONI DIPLOMATICHE CON ISRAELE, MA ANCHE CON GLI STATI UNITI ORE 19.11 - Il Cairo - Radio Cairo ha annunciato che la Rau ha rotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. ORE 19.51 - Damasco - Radio Damasco ha annunciato che la Siria ha rotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e con la Gran Bretagna. ORE 22.41 - Algeri - Il governo algerino ha deciso la rottura delle relazioni diplomatiche con Washington. La notizia è stata data da Radio Algeri, che ha lanciato un appello alla Libia e all'Arabia Saudita affinché cessino di vendere petrolio agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. INTERVIENE L'ONU PER IL CESSATE IL FUOCO 7 GIUGNO ore 01.33 - New York - Il presidente del Consiglio di sicurezza Hans Tabor ha presentato un progetto di risoluzione di due soli paragrafi. Il documento chiede l'immediata cessazione del fuoco nel Medio Oriente. Nel presentare la risoluzione, Tabor ha detto che essa è il risultato di negoziati e che ha l'appoggio unanime di tutto il Consiglio. Il progetto di risoluzione è stato immediatamente messo ai voti ed approvato all'unanimità. ORE 02.50 Washington - In una dichiarazione trasmessa per televisione il presidente degli Stati Uniti, Johnson ha invitato Israele ed i paesi arabi ad attuare prontamente la risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza che chiede un'immediata cessazione del fuoco. Il presidente ha detto: "Il voto del Consiglio di sicurezza apre una via di speranza che ci allontana dal pericolo nel Medio Oriente. Essa rispecchia la responsabile preoccupazione per la pace da parte di tutti coloro che hanno votato in favore. Gli Stati Uniti hanno appoggiato questa risoluzione. Noi speriamo che le parti direttamente interessate agiscano prontamente in conformità con essa". ORE 10.11 - Tel Aviv - Un comunicato militare annuncia che colonne israeliane sono oggi avanzate velocemente attraverso il deserto del Sinai e si sono dirette a ventaglio verso il canale di Suez. ORE 13.33 - Le colonne avanzano verso il canale di Suez in tre direzioni: a nord verso Al Qantara, al centro verso Ismailia e a sud verso Tawflk, vicina a Suez, all'estremità meridionale del canale. Per la prima volta è stata data notizia dell'impiego di paracadutisti israeliani dietro le linee egiziane nella zona di Uni Kateb. Reparti di paracadutisti sono entrati in azione per distruggere fortificazioni e postazioni di artiglierie egiziane. ORE 13.55 - Città del Vaticano - Messaggio di Paolo VI. "Presumendo di mettere ordine e giustizia tra gli uomini, ecco una nuova guerra! Avremmo creduto di non mai più vedere una simile tragedia nella storia presente e futura dei popoli, dopo le terrificanti (e, a giudizio dei saggi, inutili ed assurde) esperienze che, sempre più gravemente, già ben due volte in questo secolo gli uomini hanno inflitto a se stessi. La nostra generazione doveva ben sapere che cosa è la guerra, e che cosa può essere la guerra moderna; ed ecco che pare dimenticata la sua terribile realtà, se ancora si ripone fiducia nella sua cieca e micidiale violenza. Si sospendano i bombardamenti, e si riprenda il dibattito delle parole eque e ragionevoli!" ORE 16.40 - Tel Aviv - Un comunicato ufficiale annuncia che le forze israeliane hanno occupato la postazione fortificata di Sharm el Sheikh, che domina gli Stretti di Tiran. (16.40) ORE 18.21 - Giordania ed Egitto accettano entrambe la proposta del cessate il fuoco. ORE 18.21 New York - È stato confermato che la Giordania ha accettato di aderire all'appello dell'Onu per il cessate il fuoco. (18.21) ORE 19.18 Secondo voci incontrollabili, la Rau (Egitto) avrebbe accettato l'appello del Consiglio di sicurezza per la cessazione delle ostilità. DURA REAZIONE RUSSA ORE 19.38 - Mosca - L'Unione Sovietica minaccia la rottura delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv se Israele non sospende le ostilità: lo afferma una dichiarazione del governo sovietico diffusa questa sera dalla Tass. Il documento sovietico, indirizzato al governo israeliano, afferma: "Il governo israeliano non tiene conto della "RISOLUZIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA" e continua la guerra contro gli stati arabi. Ciò costituisce una prova supplementare dell'essenza aggressiva della politica di Tel Aviv, la quale spregia i principi fondamentali che governano le relazioni internazionali e non rispetta i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite". La dichiarazione quindi afferma: "Se il governo di Tel Aviv non darà immediatamente corso all'appello comune di vari stati per l'immediata cessazione del fuoco, l'Urss rivedrà il proprio atteggiamento verso Israele ed adotterà una decisione sull'ulteriore mantenimento delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv, in quanto Israele con le proprie azioni si pone contro gli stati amanti della pace". ORE 19.39 - Tel Aviv - Gli israeliani annunciano di aver conquistato una vasta parte della Giordania, comprendente anche la città di Gerico, sulla riva del Giordano. L'annuncio precisa che la maggior parte dell'esercito giordano è stata fatta prigioniera, oltre ad una brigata irachena. ORE 22.57 - Tel Aviv - Rabin ha dichiarato questa sera che le forze israeliane hanno occupato anche Betlemme. Secondo fonti militari, reparti israeliani hanno raggiunto il canale di Suez, ma Rabin si è limitato a dichiarare che reparti israeliani si trovano ad una trentina di chilometri dal canale. Dal canto suo, il capo dell'aviazione Mordechai Hod ha detto che finora sono stati distrutti 441 aerei "nemici" e precisamente: 410 il primo giorno, 17 il secondo e 14 il terzo. Il generale ha detto che nella prima giornata di combattimento, l'aviazione israeliana ha attaccato 25 aeroporti. Durante il primo attacco sono stati distrutti 350 aerei in Egitto. Hod ha concluso: "Posso dire che i nostri piloti sono i migliori del mondo". 8 GIUGNO ore 13.49 - Amman - Re Hussein ha espresso "il proprio dolore per l'atteggiamento di certe nazioni amiche" che hanno abbandonato la Giordania. "Le nostre truppe arabe - ha detto - hanno combattuto coraggiosamente, con decisione e morale altissimo. Gli sforzi della Giordania per difendere il proprio suolo sono degni d'orgoglio. Le nostre forze sono state soggette a tremende incursioni aeree su ogni unità e formazione, giorno e notte, senza interruzione, fino a ieri sera". Re Hussein, che indossava l'uniforme ed è apparso affaticato, ha attribuito alla superiorità aerea israeliana la conquista del suo paese ed ha precisato che le perdite subite dalle forze armate giordane sono state "tremende" ed ha così proseguito: " È inutile dire che noi siamo delusi perché questo paese, che noi pensavamo godesse delle simpatie di molti cuori, è stato lasciato pressoché solo dal mondo, dai nostri amici in tutto il mondo, da coloro che appoggiano la giustizia ed il diritto". 9 GIUGNO ore 04.07 - Beirut- Radio Damasco ha annunciato questa notte che la Siria ha accettato la cessazione del fuoco. Dopo aver ricordato che la Rau aveva accettato l'appello per la cessazione del fuoco, lo speaker ha aggiunto: "In vista del'attuale situazione, la repubblica di Siria ha informato il segretario generale U Thant di aver deciso di accettare l'appello del Consiglio di sicurezza per una cessazione del fuoco, purché l'altra parte faccia altrettanto". SULLA GUERRA LAMPO ISRAELIANA ORE 07.50 - Washington - I circoli del Pentagono ritengono che la vittoria-lampo delle forze israeliane nella guerra del Medio Oriente abbia fatto storia militare, e studiano gli elementi disponibili per analizzarne cause e fattori. In linea di massima si ritiene che, a parte i fattori psicologici ed umani del formidabile urto degli israeliani, la causa principale dei rapidi successi sia nella distruzione, nelle prime ore del conflitto, delle aviazioni arabe, e successivamente nella grande manovrabilità e flessibilità tattica delle forze terrestri. Gli storni degli aerei israeliani, secondo quanto viene riferito in ambienti del Pentagono, sono venuti dal mare, penetrando attraverso brecce radar, giungendo così all'improvviso sopra le basi arabe, dove gli aerei sono stati colpiti a terra. Qualsiasi rete radar, salvo quelle fittissime delle grandi potenze, presenta squarci, ed è possibile che gli israeliani li avessero identificati come corrispondenti ai corridoi di provenienza marittima. Altro elemento del successo israeliano sarebbe stato quello di attaccare poco prima dell'alba. I piloti da caccia egiziani si trovano infatti in difficoltà nei duelli aerei di notte e nella semioscurità". ORE 8.33 - Tel Aviv - Il generale Gavish, comandante del fronte sud israeliano - ha comunicato la radio israeliana - ha inviato al generale Rabin, capo di stato maggiore, un messaggio in cui dice: "Sono felice di comunicarvi che le nostre forze si trovano sulla riva del canale di Suez e su quella del Mar Rosso. La penisola del Sinai è nelle nostre mani. Saluto voi e tutte le forze di difesa d'Israele". ORE 11.30 - Beirut - Il Comando supremo egiziano ha annunciato che le forze egiziane si sono ritirate sulla parte occidentale del canale di Suez. ORE 12.49 - Tel Aviv - Le forze israeliane - ha annunciato un portavoce militare - stanno attaccando da stamani le posizioni siriane lungo tutta la frontiera. Durante tutta la notte e nella mattinata l'artiglieria siriana ha bombardato violentemente i villaggi di frontiera israeliani, dal nord al sud del lago di Tiberiade, e di conseguenza le forze israeliane hanno sferrato un attacco contro le forze siriane da cui partono i tiri. ORE 14.57 - Beirut - Radio Damasco ha annunciato che il governo siriano ha chiesto al segretario generale dell'Onu, U Thant, di convocare immediatamente una riunione del Consiglio di sicurezza per discutere il nuovo attacco sferrato dagli israeliani. ORE 19.05 - Il Cairo - Nasser ha annunciato le proprie dimissioni nel corso di una conferenza stampa questa sera al Cairo. Nel suo discorso Nasser ha riaffermato che "senza alcun dubbio" gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno aiutato Israele ed hanno fornito aerei da caccia durante il conflitto nel Medio Oriente. "È stato dimostrato - ha detto - che portaerei inglesi e americane si trovavano nei pressi delle coste nemiche per aiutare Israele". Nasser ha affermato anche che "i dirigenti sovietici avevano avvertito la delegazione parlamentare siriana che si era recata a Mosca il mese scorso dei preparativi israeliani in vista di un attacco contro la Siria". ORE 19.55 - New York - Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato, all'unanimità, una risoluzione la quale, confermando i precedenti impegni relativi alla tregua, esige l'arresto immediato delle ostilità tra Siria e Israele; essa poi chiede al segretario generale di prendere subito contatto con le due parti interessate per ottenere l'applicazione immediata di quanto deciso e lo invita a riferire entro due ore al Consiglio. La risoluzione n. 242 è indirizzata a Israele, e contempla il ritiro dei territori occupati durante la guerra. ORE 20.45 - Damasco - La Siria ha annunciato questa sera di aver accettato il nuovo appello del Consiglio di sicurezza per una cessazione del fuoco. ORE 21.19 - Dopo la Siria anche Israele ha accettato il nuovo appello del Consiglio di sicurezza per la cessazione del fuoco. ORE 21.20 - New York - Il delegato siriano Georges Temeh ha comunicato al Consiglio di sicurezza che le truppe israeliane sono alle porte di Damasco. ORE 22.35 - Il Cairo - Radio Cairo ha diffuso alle 22.15 una dichiarazione del presidente Nasser nella quale annuncia che in seguito alle manifestazioni di simpatia di cui è oggetto, si recherà domani all'Assemblea nazionale per discutere sulla sua decisione di dare le dimissioni. 10 GIUGNO ore 11.30 - Il Cairo - Nasser ha ritirato le dimissioni da presidente della Rau. Lo speaker di Radio Cairo ha detto che la sede della radio è stata sommersa da telegrammi e telefonate di associazioni e organizzazioni della Rau e del mondo arabo che pregavano il presidente Nasser di ritornare sulla sua decisione di ritirare le dimissioni. ORE 14.10 - Mosca - L'agenzia Tass informa che il governo sovietico ha deciso di rompere i rapporti diplomatici con Israele. ORE 14.56 - Una nota in questo senso, consegnata al governo israeliano, sostiene che le truppe d'Israele agiscono ignorando le risoluzioni del Consiglio di sicurezza per la tregua e che esse stanno ora avanzando in territorio siriano verso Damasco. Il governo sovietico afferma quindi che, alla luce della persistente aggressione israeliana contro gli stati arabi e della grossolana violazione delle decisioni prese dal Consiglio di sicurezza, ha deciso la rottura dei rapporti diplomatici con lo stato di Israele. ORE 20.53 - New York - Alle Nazioni Unite si annuncia che la Siria e Israele hanno attuato la cessazione del fuoco. 7 LUGLIO ore 07.59 - Il ministro israeliano per le questioni religiose, Zerag Warhaftig, ha dichiarato in un'intervista che Israele intende "garantire la sicurezza dei Luoghi Santi ed il libero accesso a questi ultimi per tutti i fedeli delle religioni che considerano santi questi luoghi, senza tener conto del fatto che questi fedeli siano o meno residenti in Israele". Egli ha tuttavia ribadito che l'annessione della città vecchia di Gerusalemme è irrevocabile. M.O.: ISRAELE RIAPRE VALICHI CON STRISCIA DI GAZA Gaza, 6 lug. - (Adnkronos/Dpa) - Israele oggi ha riaperto i valichi con la Striscia di Gaza ad Eres, Sufa e Nachal Oza, chiusi da tre giorni. Secondo quanto rendo noto fondi di Hamas, rimane al momento chiuso solo il valico di Karni. La chiusura era stata ordinata giovedi' notte dopo che miliziani palestinesi avevano ripreso il lancio di missili Qassam contro le zone israeliane di confine. Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha ordinato la scorsa notte la riapertura dei valichi. Secondo gli israeliani vi sono stati sei attacchi con missili Qassam da Gaza da quando e' entrato in vigore il cessate il fuoco lo scorso 19 giugno.
06-LUG-08 11:11 Fonte: Il Tempo Ma nonostante ciò proprio oggi si apprende che il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum, in un'intervista al canale InfoLiveTV, ha dichiarato che la tregua con Israele è finita.
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La vera pulizia etnica perpetrata in Medio Oriente
Probabilmente Israele è il meno efficiente artefice di “pulizia etnica” della storia dell’umanità, nonostante quel che dice la propaganda avversaria.
Nel 1947 vivevano nella Palestina sotto Mandato Britannico circa 740.000 arabi palestinesi. Oggi gli arabi che vivono in Cisgiordania e striscia di Gaza più gli arabi che sono cittadini israeliani ammontano a più di cinque milioni (in tutto, nel mondo,sono più di nove milioni le persone che si definiscono palestinesi). Da un semplice calcolo emerge che il tasso di crescita della popolazione palestinese è stato quasi il doppio di quello in Africa e in Asia in un analogo lasso di tempo.
Il croato Drazen Petrovic definiva la “pulizia etnica” come “una ben precisa politica di un particolare gruppo di persone intesa ad eliminare sistematicamente la presenza di un altro gruppo da un dato territorio”. Sulla base di questa definizione, il lungo conflitto arabo-israeliano ha visto la realizzazione di una sola, vera pulizia etnica: quella degli ebrei che vivevano da secoli in Asia e nord Africa. Mentre, prima del 1948, c’erano quasi 900.000 ebrei che vivevano in terre a maggioranza araba, nel 2001 ne rimanevano non più di 6.500.
Coloro che sostengono che Israele avrebbe perpetrato una pulizia etnica a danno degli arabi non sono in grado di citare una sola ordinanza o disposizione in questo senso. La pulizia etnica degli ebrei dalle terre arabe, invece, fu una politica ufficiale di stato. Gli ebrei vennero ufficialmente espulsi da molte regioni del mondo arabo. La Lega Araba diffuse una dichiarazione con cui raccomandava ai governi arabi di promuovere l’uscita degli ebrei dai paesi arabi, risoluzione che venne attuata attraverso tutta una serie di misure punitive e di ordinanze discriminatorie che resero impossibile la permanenza degli ebrei nelle terre dove erano nati.
Il 16 maggio 1948 il New York Times registrava una serie di misure prese dalla Lega Araba allo scopo di emarginare e perseguitare gli ebrei cittadini degli stati membri. Riportava fra l’altro il testo di una legge “redatta dal Comitato politico della Lega Araba”, volta a governare lo status legale degli abitanti ebrei nei paesi della Lega Araba. Essa disponeva che, a partire da una data specifica, tutti gli ebrei – ad eccezione di quelli che non fossero cittadini di un paese arabo – venissero considerati “membri della minoranza ebraica di Palestina”. I loro conti bancari sarebbero stati congelati e usati per finanziare la resistenza contro “i piani sionisti in Palestina”. Gli ebrei ritenuti sionisti attivi sarebbero stati internati e i loro beni confiscati.
Nel 1951 il governo iracheno approvò una legge che rendeva reato l’affiliazione al sionismo e ordinava “l’espulsione degli ebrei che si rifiutano di firmare una dichiarazione contro il sionismo”. Il che contribuì a spingere fuori decine di migliaia di ebrei che vivevano in Iraq, mentre la gran parte delle loro proprietà veniva confiscata dallo stato.
Nel 1967 molti ebrei egiziani vennero internati e torturati, le case ebraiche confiscate. Quello stesso anno in Libia il governo “sollecitava gli ebrei a lasciare temporaneamente il paese” permettendo a ciascuno di loro di portare con sé una sola valigia e l’equivalente di 50 dollari.
Nel 1970 il governo libico promulgò nuove leggi per la confisca di tutti i beni degli ebrei libici, emettendo al loro posto obbligazioni con scadenza a 15 anni. Ma quando i buoni maturarono, non venne pagato nessun rimborso. Il leader libico Muammar Gheddafi si giustificò dicendo che “lo schierarsi degli ebrei con Israele, nemico delle nazioni arabe, li priva del diritto al rimborso”.
Non sono che pochi esempi di ciò che divenne una politica comune un po’ in tutto il mondo arabo, per non menzionare i pogrom e le aggressioni contro ebrei ed istituzioni ebraiche che giocarono un ruolo decisivo nell’esodo degli ebrei da quei paesi.
Anche le sofferenze sul piano economico delle due popolazioni di profughi (ebrei dai paesi arabi e arabi di Palestina) non furono eguali. Secondo una ricerca pubblicata di recente – "The Palestinian Refugee Issue: Rhetoric vs. Reality" dell’economista Sidney Zabludoff, già consigliere della Cia, della Casa Bianca e del Tesoro americano (in Jewish Political Studies Review, aprile 2008) – il valore dei beni perduti dalle due popolazioni di profughi è straordinariamente diseguale. Utilizzando i dati di John Measham Berncastle, che nei primi anni ’50, sotto l’egida dell’allora appena costituita Commissione Onu per la Conciliazione in Palestina (UNCCP), si assunse il compito di stimare i beni dei profughi palestinesi, Zabludoff calcola che quei beni ammontavano a 3,9 miliardi di dollari in valuta attuale. I profughi ebrei, essendo maggiori di numero e più urbanizzati, erano proprietari di un patrimonio complessivo pari almeno al doppio di quella cifra.
Inoltre bisogna tener conto del fatto che Israele, nel corso degli anni ’50, ha restituito più del 90% di conti bancari bloccati, cassette di sicurezza e altri beni appartenenti a profughi palestinesi, il che diminuisce in modo significativo la somma calcolata dalla UNCCP. Questi fatti vengono accortamente dimenticati e non pubblicizzati, permettendo a denigratori di Israele come il professor Ilan Pappe (prima all’Università di Haifa, ora in quella di Exeter) di non menzionare neanche di sfuggita la vera, grande pulizia etnica perpetrata in Medio Oriente.
Di recente, però, alcuni eventi stanno gettando nuova luce sulla percezione di questa storia che ha la comunità internazionale. Lo scorso primo aprile il Congresso degli Stati Uniti ha adottato la risoluzione 185 che per la prima volta riconosce il caso dei profughi ebrei dai paesi arabi, ed esorta il presidente e gli altri rappresentanti americani che prendono parte a colloqui in Medio Oriente ad assicurarsi che ogni riferimento ai profughi palestinese “sia accompagnato da un analogo, esplicito riferimento alla soluzione della questione dei profughi ebrei dai paesi arabi”.
Altrettanto importante, il 24 giugno ha avuto luogo alla Camera dei Lord la prima audizione mai avvenuta nel parlamento britannico sul tema dei profughi ebrei dai paesi arabi, convocata dal parlamentare laburista John Mann e da Lord Anderson di Swansea, e organizzata dall’associazione Justice for Jews from Arab Countries (JJAC) insieme al Board of Deputies of British Jews. Una maggiore conoscenza della questione dei profughi e della pulizia etnica degli ebrei dal mondo arabo in generale offrirà una conoscenza più chiara e completa della storia della regione a un gran numero di persone. Non si può affermare che un popolo ha subito una “pulizia etnica” da una zona in cui è aumentato di numero a un tasso doppio di quello dei suoi vicini geografici. Viceversa, un popolo che ha visto ridotto il suo numero in una certa zona di 150 volte nel corso di pochi decenni può sostenere a buon diritto di aver subito una pulizia etnica.
(Da: Jerusalem Post, 24.07.08) Tratto da Israele.net
Il presidente Iraniano Mahmud Ahmadinejad ha più volte dichiarato senza troppi giri di parole che "Israele scomparirà presto dalle carte geografiche". L'ultima volta, nel momento in cui scrivo questo intervento, è stato in occasione del vertice FAO a Roma. Leggiamo questo articolo datato 2 giugno 2008 incentrandoci sulle parti da me sottolineate.
Ahmadinejad: "Israele scomparirà" Nucleare, la Germania esclude l'Italia

Teheran - A poche ore dal suo arrivo a Roma per il vertice della Fao, a margine del quale non è riuscito a ottenere alcun incontro nè con le autorità italiane nè in Vaticano a causa delle sue incendiarie dichiarazioni contro Israele, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è tornato a pronosticare "la sparizione" dello Stato ebraico dalla carta geografica e la prossima distruzione della "potenza satanica" statunitense.
L'ultimatum di Ahmadinejad "Il regime sionista criminale e terrorista, che ha una storia di 60 anni di saccheggi, aggressioni e crimini - ha affermato Ahmadinejad, citato dall’agenzia Irna - è alla fine e verrà presto cancellato dalle carte geografiche". Ahmadinejad parlava agli ospiti stranieri arrivati a Teheran per assistere, domani, alle cerimonie per il 19/o anniversario della morte del fondatore della Repubblica islamica, ayatollah Khomeini. Il presidente iraniano nello stesso discorso ha profetizzato anche la fine della potenza americana. "Il tempo delle potenze tiranniche è finito - ha detto Ahmadinejad - e con la vigilanza e la solidarietà tra i popoli, gli Usa e tutte le potenze sataniche se ne andranno e la giustizia arriverà".
I negoziati sul nucleare Il governo tedesco frena sull’ipotesi di un ingresso dell’Italia nel "5+1", il gruppo dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania, che conduce i negoziati sul nucleare iraniano. Il formato del 5+1, che già include tre Paesi europei (Francia, Gran Bretagna e Germania) "ha dato buoni risultati" e il governo federale non prenderà in considerazione una sua modifica, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri tedesco nel corso di una conferenza stampa a Berlino. Ogni singolo passo deciso all’interno del 5+1 viene concordato all’interno della Ue, ha aggiunto dal canto suo il portavoce dell’esecutivo federale, Ulrich Wilhelm.
La replica della Farnesina "Siamo convinti - hanno replicato dalla Farnesina - che l’ Italia può apportare un contributo importante nell’evoluzione del negoziato". Nessun commento ufficiale, ma fonti diplomatiche, interpellate per una reazione, osservano che "non si può non registrare un crescente consenso nella comunità internazionale per un ruolo più attivo dell’ Italia nei negoziati con l’Iran, come emerso anche dal recente colloquio del ministro Frattini con il Segretario di Stato statunitense Condoleezza Rice". "L’Italia, peraltro, è già presente - proseguono le fonti - in fori tecnici ad alto livello dove si discute della posizione dei maggiori attori della comunità internazionale sul programma nucleare iraniano". "Siamo convinti - si sottolinea negli stessi ambienti diplomatici - che l’Italia può apportare un contributo importante nell’ evoluzione del negoziato". Inoltre le fonti ricordano che l’Italia, in quanto membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2007-2008 e come uno dei principali membri dell’Unione Europea, partecipa attivamente, nel quadro della posizione comune dell’Ue e del convinto sostegno assicurato all’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune Javier Solana, all’esercizio in corso in relazione al programma nucleare iraniano, sia nell’ ottica dell’applicazione delle sanzioni che in quella dell’offerta all’Iran di un pacchetto negoziale più ampio ed articolato.
Fonte: Il Giornale
Questo genere di dichiarazioni ha colpito il mondo intero: io personalmente quando le ho sentite la prima volta ho pensato "ma questo è un pazzo". Se consideriamo inoltre che il presidente iraniano non ha mai fatto mistero sui suoi propositi di dotare il suo paese dell'energia nucleare (a scopi civili lui dice) e, come se non bastasse, per delegittimare ulteriormente Israele è arrivato persino a negare la veridicità della Shoah (promuovendo addirittura una conferenza con negazionisti e pseudo-storici di tutto il mondo nel suo paese) è palese che queste parole siano una grave minaccia per l'esistenza dello Stato ebraico. Per molti però non è così.
Sul forum che frequento più assiduamente, Metaforum.it, ho letto utenti affermare che Ahmadinejad, con le sue dichiarazioni, in realtà non auspica la fine di Israele come conseguenza di una guerra o un attacco nucleare bensì la sua estinzione, la sua fine "naturale". Secondo questa opinione diffusa nel forum, quando il presidente iraniano ha dichiarato "Israele scomparirà presto" (Israele inteso come "Stato ebraico") intendeva dire che scomparirà naturalmente lo Stato degli ebrei per far posto ad un altro in cui tutte le religioni sono completamente alla pari. Perché uno Stato come quello di Israele, ebraico per antonomasia, non può avere futuro in quanto non democratico: uno Stato o è ebraico o è democratico, i due aspetti sono inconciliabili. Dunque sarà il lento processo democraticizzante e il naturale corso degli eventi a farlo scomparire. A contribuire alla sparizione dello Stato ebraico inoltre sarà il più basso tasso di natalità degli ebrei rispetto a quello degli arabi residenti in Israele.
Questa è l'interpretazione data da alcuni forumnisti di Metaforum alle parole di Ahmadinejad e alla situazione demografica israeliana: francamente io ho seri dubbi a riguardo. Innanzitutto da un dittatore sanguinario come lui (che fa impiccare i gay e anche i minori che commettono reati) non mi aspetto lezioni di democrazia: dubito che voglia che in Israele si instauri la democrazia (ammettendo che Israele non sia democratico, cosa, a mio parere, completamente falsa dato che la libertà di culto è garantita per tutti e anche gli arabi israeliani hanno posto in Parlamento e godono di diritto di voto) quando lui stesso è dittatore di un paese in cui l'integralismo islamico la fa da padrone.
E poi soprattutto, se veramente il suo fosse un auspicio, mi duole deludere le sue aspettative ma Israele è in piena salute e a dimostrarlo sono i numeri: la popolazione nel 2008, stando ai dati del CIA World Factbook*, ammonta a 7.112.359 persone (contro le 6.426.679 del 2007); di queste 5,5 milioni circa sarebbero ebrei e 300 mila imparentati (o presunti tali) con ebrei immigrati grazie alla discussa legge sul ritorno**. In parte questo aumento deriva dall'immigrazione, in parte dal tasso di natalità (cresciuto dal 17,71% del 2007 al 20,02%*) rapportato al tasso di mortalità (diminuito dal 6,17% del 2007 al 5,41% del 2008*). Nell'anno della fondazione (1948) gli ebrei nel territorio erano solo 650 mila: dunque in 60 anni il loro numero si è moltiplicato di quasi otto volte**.
Per quanto riguarda la natalità degli arabi più elevata di quella ebraica a mio parere non ci troviamo di fronte a numeri così clamorosi. Il seguente grafico illustra la percentuale degli ebrei in Israele rapportata a quella degli arabi negli anni.
  NOTE A partire dal 1967 la popolazione include gli abitanti di Gerusalemme Est e gli insediamenti ebraici di Gaza e West Bank. A partire dal 1982 la popolazione include i residenti delle Alture del Golan. A partire dal 1995 l'ICBS definisce "arabi" un gruppo che comprende musulmani, arabi cristiani e drusi. A partire dal 2000 l'ICBS include 2700 libanesi non classificati per religione.
Fonte: ICBS (Israel Central Bureau of Statistics) citato dal sito israelipalestinian.procon.org
Secondo questi dati dal 1948, in cui gli ebrei costituivano l'86,4% della popolazione totale di Israele, si è scesi nel tempo, fino ad arrivare al 2006, fino al 79,2% (considerando che il resto è da spartirsi tra musulmani, arabi cristiani e drusi). Insomma, a fronte di un aumento della popolazione totale di quasi otto volte rispetto all'anno di fondazione, dopo 58 anni (nel 2006) si registra un aumento di percentuale araba pari al 7%.
E questi sarebbero numeri da Stato in via di estinzione? Si può dunque definire previsione realista quella di Ahmadinejad quando afferma che "Israele sparirà presto"? Direi proprio di no! Bomba atomica permettendo ovviamente. Forse si tratta di un suo auspicio personale. O no?
Sarebbe lecito pensare veramente ad un auspicio di Ahmadinejad se avesse fatto dichiarazioni del tipo "mi auguro che Israele scompaia presto"; ma dal momento in cui ha più volte ribadito spavaldamente che "Israele scomparirà presto" (senza augurarselo, dandolo dunque per certo) viene da chiedersi chi gli dà questa sicurezza alla luce delle cifre che ho riportato qui sopra (di cui dubito che non sia a conoscenza). Ancora non sono riuscito a capirlo... a meno che non voglia intervenire lui direttamente per dare una "scossa" alla presenza ebraica in Israele. Altrimenti non vedo alternative.
Potremmo anche trovarci di fronte ad una persona che fa tanto il vocione alto ma che poi alla fine non combinerà niente di particolare. Tipo Mussolini insomma. Personalmente lo spero vivamente, ma fossi in Israele non abbasserei la guardia, non si può mai sapere con chi si ha a che fare! Perché se invece si rivelasse il nuovo Hitler sarebbero guai seri...
* Fonte: Cia World Factbook (citato da IndexMundi.com) ** Dati forniti dal prof. Sergio Della Pergola dell'Avraham Harman Institute of Contemporary Jewry dell'Università di Gerusalemme (citato da Israele.net). *** Fonte: Report of UNSCOP - 1947 (Citato da Wikipedia Italia)
Sono sempre più insistenti le voci secondo cui Israele starebbe preparando un attacco contro le basi nucleari iraniane: sarà vero? Ecco l'opinione di un esperto ripresa da Adnkronos.
''Gli Usa non parteciperebbero ma darebbero appoggio laterale a Tel Aviv''
Iran, l'esperto: ''Israele attaccherà quanto prima''
Arduino Paniccia, docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste e consulente di strategie militari: ''Un'azione dimostrativa e non di forza nei confronti di Teheran''
Roma, 2 lug. (Ign) - "E' una questione molto delicata, ma dopo il mio recente viaggio in Israele e Medio Oriente mi sento di azzardare un'ipotesi: le notizie di un attacco contro l'Iran hanno un certo fondamento". Lo rivela a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos, Arduino Paniccia, docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste, uno dei massimi esperti italiani di strategie diplomatiche e militari. Per Paniccia, che ha commentato la notizia diffusa in questi giorni dal network americano Abc secondo la quale Israele potrebbe sferrare un attacco militare contro le centrali nucleari dell'Iran entro l'anno, "l'attacco che il governo di Tel Aviv compirà molto presto, sarà un'azione dimostrativa e non di forza nei confronti di Teheran". Un attacco preventivo, "leggero" ed unilaterale, che prenderebbe le mosse da un rapporto riservato in possesso delle intelligence israeliane, americane e inglesi.
"Questo documento -continua Paniccia- proverebbe che il programma nucleare iraniano" - che ha subito una forte accelerazione nel corso di quest'anno- "verrà terminato molto presto, entro la fine del 2009". A questo si aggiunga che, ''secondo altre indiscrezioni, i comandi militari di Iran e Siria saranno affiancati a breve sotto un unico organismo". Minacce troppo forti per Olmert che, se aggiunte alle prossime elezioni americane, che potrebbero modificare gli attuali scenari diplomatici e geopolitici in medioriente, aumenterebbero la probabilità di un'azione militare. Secondo l'esperto ''Israele potrebbe sferrare un'incursione aerea su pochi obiettivi dimostrativi entro la fine dell'estate'', con un effetto non di annientamento, ma di dimostrazione. "Vogliono far capire che Israele è in grado di colpire: pochi target, non in superfice, ma in profondità''. Un'incursione rapida, capillare e di precisione come quella dell'anno scorso contro la Siria.
E' difficile stabilire quali scenari si aprirebbero in caso di un bombardamento contro l'Iran. Secondo il docente, se l'attacco resterà solo dimostrativo, "non si aprirà una crisi internazionale troppo aspra". Non sarà dunque una "catastrofe planetaria" come molti, da entrambe le parti, sostengono: ''la marina iraniana è troppo debole per attuare delle significative azioni di rivalsa''.
E la ricaduta sui prezzi del petrolio? ''L'oro nero subirebbe una temporanea impennata sui mercati -spiega- per poi ridimensionarsi dopo una ventina di giorni e scendere addirittura al di sotto delle quotazioni raggiunte in questi giorni. Solo un quarto dei rifornimenti di greggio passa attraverso lo stretto di Hormuz e i contraccolpi non sarebbero significativi per il mercato internazionale".
Quale sarebbe il ruolo degli Stati Uniti? "Il 70-80% della classe politica americana -prosegue Paniccia- non desidera un intervento diretto contro l'Iran, ma ne è preoccupata". Washington, secondo il docente, non lascerebbe mai solo il suo storico alleato. Un coinvolgimento diretto è impensabile, visti anche i risvolti drammatici del conflitto in Iraq, "ma è probabile -conclude- che gli Usa mettano comunque a disposizione di Israele le basi militari, fornendo assistenza e sostegno laterale alle operazioni di Tel Aviv".
Fonte: Adnkronos
C'è anche chi crede che invece sarà l'Iran a sferrare per primo l'attacco nei confronti di Israele. Vediamo di capirne di più in questo articolo tratto dal sito de Il Tempo.
IRAN: AMMIRAGLIO USA, POTREBBE COLPIRE ISRAELE E STATI UNITI Washington, 4 lug. - (Adnkronos) - L'Iran potrebbe lanciare un attacco con missili balistici contro Israele e gli Stati Uniti e la Nato dovrebbe prepararsi in vista di questa eventualita'. A lanciare l'allarme e' stato l'ammiraglio americano James Winnefeld, comandante della Sesta flotta nel Mediterraneo, mentre il generale iraniano Mohammad Ali Jafari, comandante delle Guardie rivoluzionarie, ha fatto sapere che Teheran considerera' ogni attacco contro le proprie installazioni nucleari come "l'inizio di una guerra". In un articolo per il mensile dell'Istituto navale americano, l'ammiraglio ha descritto la possibilita' di un attacco con missili balistici spatati dall'Iran "come la piu' plausibile oggi nel mondo e richiede la nostra attenzione immediata nel caso della necessita' di una risposta degli Stati Uniti o della Nato". Secondo Winnefeld, l'Iran e' "un avversario imprevedibile", che potrebbe provocare un'azione partendo da "un evento isolato e che forse potrebbe sembrare non importante".
04/07/2008 Fonte: Il Tempo
Secondo il mio modestissimo parere Israele non sferrerà il primo attacco contro l'Iran. Poi può darsi pure che mi sbagli. Certo è che se lo facesse per lo Stato ebraico non sarebbe sicuramente una guerra facile, anzi. Secondo me farebbe meglio ad evitare, per i suoi stessi interessi: credo che non sarebbe affatto semplice spuntarla, nonostante Tsahal sia uno dei primi eserciti del mondo. L'Iran dispone di un armamentario molto ben fornito e soprattutto il territorio in cui avrebbe luogo la guerra, quello iraniano appunto, è molto ostico.
Ma dal canto suo Israele non può nemmeno ignorare le parole minacciose di Ahmadinejad che più volte ha auspicato la scomparsa dell'"entità sionista" dalla faccia della terra. Se a questo aggiungiamo la sua volontà, mai celata, di dotarsi dell'energia nucleare (a suo dire solo per scopi civili) è normale che si tema un attacco.
Solo il tempo potrà dirci come evolverà la vicenda. Il primo ministro Ehud Olmert ha detto che i due militari rapiti nel 2006 sono sicuramente morti: rientreranno le loro spoglie
Scambio prigionieri con Hezbollah Via libera del governo israeliano

GERUSALEMME - Il governo israeliano ha dato il via libera allo scambio di prigionieri con Hezbollah, anche se nelle mani del Partito di Dio ci sono solo le spoglie di due soldati morti. "Non c'è alcuna possibilità" che i due soldati israeliani destinati ad essere scambiati con gli Hezbollah per alcuni detenuti libanesi siano ancora vivi, ha detto il primo ministro israeliano Ehud Olmert riferendosi a Ehud Goldwasser ed Eldad Regev, i due militari feriti in modo grave e catturati nel luglio del 2006 in un'incursione di Hezbollah in territorio israeliano. Episodio che portò a 34 giorni di guerra in Libano.
"La nostra ipotesi di partenza era che i due soldati fossero ancora vivi (...) Oggi sappiamo con certezza che non c'è alcuna possibilità che sia così - ha affermato Olmert in Consiglio dei ministri - Non abbiamo illusioni, ci sarà tanta tristezza in Israele quanta umiliazione, nel vedere i festeggiamenti che si saranno dall'altra parte".
In cambio dei due militari, Israele ha offerto il rilascio di alcuni miliziani libanesi, tra i quali Samir Kantar, un membro del Fronte per la Liberazione della Palestina che sta scontando 542 anni nelle carceri israeliane per aver ucciso in un attentato nel 1979 due agenti israeliani e un uomo con il figlio di quattro anni.
Secondo la radio dell'esercito israeliano, nell'ambito degli accordi con Hezbollah saranno liberati anche un numero ancora imprecisato di detenuti palestinesi. L'emittente ha precisato che si tratterà probabilmente di una decina di reclusi, che hanno comunque scontato gran parte della pena.
(29 giugno 2008)
Il servizio del TG La7
Solo ieri è arrivata la conferma dell'accordo da parte del leader degli Hezbollah, Nasrallah. Ecco il flash dell'Adnkronos.
LIBANO: NASRALLAH, RAGGIUNTO ACCORDO CON ISRAELE PER SCAMBIO PRIGIONIERI Beirut, 2 lug. - (Adnkronos/Aki) - "Oggi vi annuncio in via ufficiale che e' stato raggiunto un accordo con Israele e c'e' soddisfazione da entrambe le parti per lo scambio di prigionieri: questa e' una vittoria importante per noi": cosi' il leader degli Hezbollah libanesi, Hasan Nasrallah, ha annunciato in diretta televisiva il raggiungimento "con la mediazione dell'Onu e attraverso un negoziatore tedesco'' di una intesa tra Israele e la sua organizzazione per uno scambio di prigionieri, che dovrebbe avvenire intorno alla meta' del mese. "Ora dobbiamo solo aspettare la definizione dei tempi con i quali dovra' avvenire lo scambio - ha aggiunto - Da ora in poi non ci sara' piu' nessun libanese presente nelle carceri israeliane e non avremo piu' dispersi. Il Libano sara' il primo paese ad aver concluso definitivamente la questione dei propri prigionieri in Israele: si tratta di una vittoria nazionale molto grande anche sotto il punto di vista umanitario perche' sara' grande la gioia delle famiglie dei libanesi che ritorneranno in patria". Nasrallah ha inoltre rivendicato la "liberazione di tutta la terra libanese dagli israeliani, eccetto le fattorie di Sheba'a". In base all'accordo i cinque prigionieri libanesi detenuti in Israele, compreso Samir al-Qantar, rientreranno in patria - assieme ai corpi di altri "fratelli" arabi - in cambio dei resti dei soldati israeliani Eldad Regev ed Ehud Goldwasser morti nel 2006 durante l'attacco al Libano. Ai mediatori israeliani, ha annunciato Nasrallah, verranno forniti particolari anche su Ron Arad, il pilota israeliano abbattuto in Libano nel 1986 e sulla cui sorte non si e' piu' saputo nulla.
(Ham/Zn/Adnkronos) 02-LUG-08 18:05
Fonte: Il Tempo
Insomma, dopo due anni la triste verità: i due soldati israeliani rapiti dagli Hezbollah sono morti. Ricordo che la guerra in Libano del 2006 iniziò proprio a causa di questo rapimento oltre che per i razzi con cui i miliziani bersagliavano le città israeliane del nord.
Ora resta da sperare per le sorti di Gilad Shalit, ancora nelle mani di Hamas.
Finalmente una bella notizia! Ingrid Betancourt è libera. Di seguito i dettagli.
Le sue prime parole: «Ringrazio dio e i soldati». Attestati di gioia da tutto il mondo
Colombia, liberata Ingrid Betancourt
Blitz delle forze armate. L'ex candidata alle presidenziali di nuovo in libertà con altri quattordici ostaggi

BOGOTA' (Colombia) - Ingrid Betancourt stata liberata. La notizia è stata diramata dal governo di Bogotà che ha annunciato che , oltre all'ex candidata alle elezioni presidenziali - che era nelle mani dei guerriglieri della Farc (Forze armate rivoluzionarie colombiane) dal febbraio del 2002, sono stati riportati in libertà altri 14 ostaggi: tre cittadini americani (Thomas Howes, Keith Stansell e Marc Gonsalve) e 11 militari colombiani, che a loro volta erano finiti in tempi e modalità diverse nelle mani dei rivoltosi. «Voglio ringraziare prima di tutto Dio e i soldati colombiani» sono state le prime parole pronunciate dalla Betancourt e raccolte dall'emittente radiofonica Caracol.
PORTATI AL SICURO - Gli ostaggi, dopo la liberazione, sono stati trasportati in elicottero verso San Jose del Guaviare. La Betancourt, i tre statunitensi e gli undici militari saranno poi trasferiti nella base aerea di Toleimada, nel dipartimento di Tolima, a meno di 190 chilometri da Bogotà. Secondo quanto annunciato il ministro della difesa colombiano, Manuel Santos, tutte le persone rilasciate sarebbero in buone condizioni di salute, anche se saranno sottoposti a nuovi accertamenti sanitari. Anche il presidente della Colombia, Alvaro Uribe, si è trasferito nella base aerea di Toleimada, per accogliere gli ostaggi liberati dall'esercito.
IL SEQUESTRO - La Betancourt, di origini francesi, era stata sequestrata e poi trattenuta in qualche rifugio segreto nella foresta. Secondo molti il suo sequestro era stato dettato dalle campagne da lei condotte, da senatrice, contro la corruzione e il narcotraffico. E dal rischio di una sua possibile affermazione elettorale. Prima di essere rapita la donna, che già da tempo era attiva in politica, aveva pubblicato un'autobiografia dal titolo «Forse mi uccideranno domani», in cui venivano denunciati per nome e cognome molti dei politici corrotti della Colombia.
LA LIBERAZIONE - L'emittente satellitare americana Cnn ha ricordato che nei giorni scorsi si trovavano in Colombia due mediatori impegnati sul caso, uno di nazionalitá francese, l'altro svizzero. Il ministro Santos ha però spiegato che gli ostaggi sono stati liberati grazie ad un blitz delle forze militari colombiane, che hanno utilizzato anche alcuni infiltrati per raggirare e neutralizzare i due guerriglieri che custodivano i prigionieri. A favore della liberazione di Ingrid Betancourt, nel corso di questi anni, si erano mobilitati gruppi di pressione in tutto il mondo. E un appello per il suo rilascio era stato tra i primi atti ufficiali della coppia presidenziale francese Sarkozy-Bruni.
LA GIOIA DEI FIGLI - «E’ la notizia più bella della mia vita».Così il figlio di Ingrid Betancourt, Lorenzo Delloye, ha commentato il rilascio della madre, mentre la sorella Melanie ha rivolto un pensiero «a tutti coloro che non possono essere qui a giire con noi perché si trovano ancora in prigionia». «Mi dicevo che sarebbe durato tutto un giorno, al massimo una settimana - ha detto ancora Melanie. "Ma poi si è rivelata una prova lunghissima. Sono stati sei anni molto dolorosi».
LE REAZIONI NEL MONDO - Diverse attestazioni di gioia e felicitazione sono arrivate dagli ambienti politici di tutto il mondo. Papa Benedetto XVI ha espresso grande soddisfazione e per suo conto il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi,ha spiegato: «E' una bella notizia e speriamo in un segnale promettente per un cammino di vera pacificazione più ampio e duraturo in tutto il Paese». Grande anche la gioia del presidente francese Nicolas Sarkozy, che si è presentato davanti alle tv, dall'Eliseo, in compagnia dei figli e della sorella della Betancourt: «Ringrazio il presidente Uribe - ha detto - e spero che le Farc vogliano ora interrompere il loro assurdo combattimento». Anche perché, ha detto ancora il presidente francese, «la Francia è pronta ad accogliere tutti coloro (membri delle Farc) che rinunceranno alla lotta armata». «Si è conclusa una lunga e dolorosa vicenda, per la cui soluzione l’Italia si è sempre concretamente battuta - ha invece commentato il premier italiano Silvio Berlusconi - L’auspicio è che questo gesto possa avviare un dialogo costruttivo e democratico tra le forze politiche in Colombia e che possa cessare ogni forma di violenza».
I video di Sky TG24
La notizia data a caldo
La conferenza stampa
La gioia della famiglia Era solo questione di tempo. L'ennesimo tentativo di interrompere la tregua è stato compiuto. Un attentato a Jaffa Street, nel cuore di Gerusalemme, ha provocato morti e feriti.
Ecco il servizio di Renato Coen, corrispondente di Sky TG24 a Gerusalemme.
Di seguito l'articolo comparso oggi sul sito de "Il Corriere della Sera" e le foto del tragico evento.
Si lancia col bulldozer contro bus, ucciso Ha fatto almeno tre vittime e trenta feriti
Panico a Gerusalemme dove un palestinese ha investito un bus e alcune auto, facendoli capovolgere
GERUSALEMME Attacco con modalità inedite a Jaffa Road, una delle vie principali di Gerusalemme. Un palestinese a bordo di un bulldozer si è lanciato, presumibilmente viaggiando contromano, contro un bus e alcune auto che viaggiavano sulla strada facendo capovolgere i veicoli con decine di passeggeri a bordo.
VITTIME - Almeno tre le vittime e 45 i feriti, secondo fonti mediche. Alcuni media locali parlano di quattro-cinque vittime, ma il bilancio è ancora provvisorio. Oltre al conducente del bulldozer, freddato da un militare di passaggio, sono rimasti uccisi altri tre, forse quattro automobilisti israeliani. Secondo una prima ricostruzione, il palestinese è riuscito a impadronirsi del bulldozer che si trovava in uno dei cantieri allestiti per la costruzione di una linea di metropolitana. Sceso ad alta velocità dalla via Sarei Israel è piombato nella via Jaffa dove ha investito numerose automobili, un autobus e passanti sui marciapiedi. Testimoni oculari riferiscono che l'uomo «aveva uno sguardo gelido» anche mentre infliggeva colpi con la grande pala del suo automezzo sul tetto di un'automobile dove, terrorizzata, era prigioniera una israeliana. La donna, dicono testimoni oculari, è rimasta uccisa. Un bambino che era con lei è stato salvato in extremis da uno dei passanti.
L'ATTENTATORE - Secondo fonti citate dalla tv alla guida del bulldozer schiantatosi contro un bus c'era un palestinese residente a Gerusalemme est con carta d'identità israeliana. L'attentatore era armato di pistola.
LA RIVENDICAZIONE - L'attacco è stato rivendicato dall'Unità Imad Mughnieh delle Brigate dei liberatori della Galilea, un gruppo poco conosciuto che a marzo aveva rivendicato l'attentato alla scuola rabbinica di Gerusalemme. Il gruppo aveva accusato lo Stato ebraico di aver organizzato l'attentato di Damasco del 16 febbraio in cui rimase ucciso Mughnieh, capo militare di Hezbollah. La rivendicazione è stata arrivata con una telefonata all'agenzia France Presse.
«LOGICO ATTACCO» - Hamas trova «logico» l'attacco palestinese a Gerusalemme. In una prima dichiarazione all'Ansa Sami Abu Zuhri, un dirigente di Hamas a Gaza, ha precisato di non avere ancora informazioni dirette in merito. Ma ha aggiunto: «Se fosse confermato che si tratta di una operazione condotta dalla resistenza palestinese si tratterebbe della conseguenza logica e naturale per le continue aggressioni e per le violenze condotte da Israele in Cisgiordania, a Gerusalemme e anche a Gaza». Dichiarazioni analoghe sono giunte dal portavoce della Jihad islamica a Gaza.
CORDOGLIO DI BUSH - Al contrario, la prima dichiarazione di cordoglio è stata quella del presidente americano Bush, che ha telefonato al premier israeliano Olmert per esprimergli le condoglianze per «il sanguinoso attacco di Gerusalemme». Cordoglio anche da parte del ministro degli Esteri britannico, David Milliband, che ha parlato di atto «orribile». «Il nostro primo pensiero va alle vittime e ai parenti delle vittime - ha detto -. Il nostro secondo pensiero va ovviamente al processo per la costruzione di una pace in Medio Oriente che sia durevole e percorribile e che abbini la sicurezza di Israele e la giustizia per i palestinesi alla creazione di uno Stato palestinese».
SFONDATO VALICO DI RAFAH - Migliaia di palestinesi intanto hanno preso d'assalto il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l'Egitto. La polizia egiziana, presa a sassate, ha usato gli idranti per respingere la folla. I palestinesi sperano di potersi recare all'estero dopo mesi in cui è stata mantenuta una totale chiusura. Fonti di Gaza riferiscono che in base ad intese fra Hamas e il governo egiziano oggi dovevano transitare 500 palestinesi, ma solo 50 sono stati ammessi in Egitto. A questo punto la frustrazione popolare si è manifestata con nutriti lanci di sassi contro i soldati egiziani che hanno risposto lanciando sassi a loro volta e ricorrendo ad idranti. Alcune persone sono rimaste contuse, poi la calma è stata ripristinata.
02 luglio 2008
Fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_luglio_02/bulldozer_gerusalemme_27f47994-4818-11dd-b8f1-00144f02aabc.shtml
Le immagini (tratte dal sito Corriere.it)
Possibile che sia stato un arabo israeliano residente a Gerusalemme ad aver compiuto la strage? La rivendicazione, come si legge nell'articolo, è di un gruppo semi-sconosciuto, già protagonista di un'altro atto terroristico in una scuola rabbinica.
Spero che per questa grave vicenda non debbano rimetterci gli arabi onesti residenti in Israele. La cosa più vergognosa, a mio parere, è che Hamas abbia dichiarato: «Se fosse confermato che si tratta di una operazione condotta dalla resistenza palestinese si tratterebbe della conseguenza logica e naturale per le continue aggressioni e per le violenze condotte da Israele in Cisgiordania, a Gerusalemme e anche a Gaza».
Ora parlano di "continue aggressioni", ma se già sin dal 20 giugno hanno cominciato ad incolpare Israele per aver sparato "vicino al confine con la Striscia di Gaza", aggiungendo: «Hamas considera gli occupanti già da ora responsabili per qualsiasi rottura della calma» (trovate l'articolo completo qui, già lo avevo citato nell'intervento dedicato alla tregua).
Insomma, diciamo che quelli di Hamas sono i primi a cercare il minimo pretesto per interrompere la tregua con Israele: strano, eppure è soprattutto ai palestinesi che la pace servirebbe, considerando le gravi condizioni umanitarie che stanno subendo.
Diciamo che la grave situazione in cui si trovano è dovuta soprattutto alla testardaggine di Hamas, che continuando a non riconoscere Israele e il suo diritto all'esistenza, non rende possibile la pacificazione. Fino a quando si potrà andare avanti così?
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